HomeAgendaStampaInterventi
INTERROGAZIONE- a risposta orale del 15 dicembre 2006 - DARFUR

SENATO DELLA REPUBBLICA 91a SEDUTA PUBBLICA

Interrogazione di MARTONE, RUSSO SPENA, DEL ROIO, SILVESTRI, ALBONETTI, CAPELLI, LIOTTA, BONADONNA, GAGLIARDI, CONFALONIERI, VALPIANA, TECCE, EMPRIN GILARDINI, TURIGLIATTO.

Al Ministro degli affari esteri

Premesso che:

in un articolo di Stefano Liberti e Irene Panozzo dal titolo “Le cattedrali italiane nel deserto del Darfur” sul quotidiano “Il Manifesto” del 1° novembre 2006, si legge: «Un ospedale che funziona a singhiozzo, un acquedotto senz'acqua, un parco giochi circondato da filo spinato. Questa è in sintesi l'eredità che Barbara Contini ha lasciato in Darfur, la regione occidentale del Sudan, prima come coordinatrice degli interventi umanitari della cooperazione italiana, poi come responsabile dell'International management group (Img), un organismo internazionale finanziato anche dalla Farnesina. Quasi due anni di lavoro durante i quali la Contini, dopo il precedente incarico di governatore della provincia irachena di Dhi Qar, ha gestito fondi, personale e progetti in modo del tutto personalistico, bypassando le normali (e stabilite per legge) procedure della Direzione generale per la cooperazione allo sviluppo (Dgcs) del Ministero degli esteri italiano»;
continuano i giornalisti: «una missione esplorativa di tecnici è stata inviata dalla Dgcs in Sudan, a fotografare la situazione e cercare di mettere mano alle carte che mancano per capire come e dove alcuni fondi sono stati spesi. In questo caso, si tratta di una novità assoluta: la missione è diventata possibile solo negli ultimi tempi, visto che fino a qualche mese fa ogni tentativo di verifica veniva sistematicamente bloccato dall'alto. Il rapporto finale non è ancora concluso, ma indiscrezioni raccontano di scarsi risultati a lungo termine, soprattutto se paragonati ai soldi erogati (10 milioni di euro su due anni), di una gestione dei progetti mirata più alla visibilità di Contini che alla sostenibilità. E di una interpretazione quanto mai allegra del proprio ruolo di responsabile della cooperazione».
l'articolo continua con una esposizione dei fatti, ricordando che nell'autunno del 2004 l'incarico della Contini fu concepito in sette minuti da Gianni Letta, Umberto Vattani e Giuseppe Deodato, all'epoca rispettivamente Sottosegretario alla Presidenza del consiglio, Segretario generale del Ministero degli esteri e Direttore generale della cooperazione allo sviluppo. I tre, con il placet di Silvio Berlusconi, avrebbero deciso di inviare l'ex governatrice di Nassiriya nella regione sudanese. Il mandato istituzionale di inviato straordinario del Governo risulta ai due giornalisti poco chiaro, avendo la stessa vari e non ben documentati incarichi;
Liberti e Panozzo raccontano di una Contini che si accredita sul campo come mediatrice; incontra e stringe rapporti con i ribelli del Sudan's Liberation Movement/Army (Slm/a). Va addirittura ad Abuja, in Nigeria, sede dei negoziati tra guerriglieri e governo mediati dall'Unione Africana, salvo essere richiamata frettolosamente da una Farnesina sempre più irritata e imbarazzata dalle sue “private iniziative”;
nel frattempo, nel febbraio 2005, l'inviata sbarcò a Sanremo e lanciò la campagna per raccogliere fondi per un ospedale da costruirsi alla periferia di Nyala. Si chiamerà - annuncia Paolo Bonolis dal palco dell'Ariston - “Avamposto 55?, in onore del 55-esimo Festival della musica italiana;
oggi Avamposto 55 funziona a sprazzi. Nei cinque giorni in cui sono rimasti a Nyala, i tecnici della missione non sono riusciti a vederlo aperto, risulterebbe che la struttura sia in attività a regime ridotto solo per le poche ore della mattina;
l'articolo riporta anche un'intervista alla dottoressa Pina Garau, esperta della cooperazione italiana in Darfur dal febbraio al 29 aprile 2006, quando è stata costretta dalla Contini ad andarsene, finendo il suo mandato a Kassala, nell'est del paese. La stessa racconta :«Quando sono arrivata mi era stato detto che avremmo dovuto aprire un ospedale generale, in realtà, per il budget di cui io ero a conoscenza si poteva predisporre un day hospital materno infantile e un centro nutrizionale, apportando le opportune modifiche alla struttura». Ma non è stato fatto neanche questo. E, alla fine, la struttura è diventata operativa solo come ambulatorio;
dopo un inizio positivo, i rapporti tra la Contini e la Garau si sono rovinati velocemente. Uno dei motivi di scontro, secondo la dottoressa, è stato l'accordo tecnico che si doveva concordare con il Ministero della sanità sudanese per poter aprire l'ospedale. La Contini, sempre secondo la Garau, ha continuato a rimandare la cosa per una difficoltà nello scegliere sotto quale etichetta far rientrare il progetto;
i giornalisti pongono una domanda: “Per chi lavora Barbara Contini in questo momento? La sua missione con la cooperazione allo sviluppo è finita formalmente il 31 dicembre 2005, nonostante lei continui ad accreditarsi come inviato speciale del governo. Dal sito dell'Img, risulta invece responsabile per il Sudan dell'organizzazione, che però non è registrata nel paese africano e non compare da nessuna parte. In realtà Img un ruolo ce l'ha ed è legato a un'altra situazione poco chiara, quella che riguarda i finanziamenti con cui Avamposto 55 è stato costruito. Anche in questo caso, come già per la questione del mandato, le versioni sono discordanti. Quanto Contini ripete a ogni occasione contrasta con quanto emerge dalle carte e dai corridoi della Dgcs”. La stessa ribadisce di aver costruito Avamposto 55 solo con fondi privati, per metà raccolti a Sanremo e per metà giunti da altre persone a lei vicine;
ma tali dichiarazioni sono smentite nell'articolo, secondo il quale, accanto ai 250.000 euro del Festival, i soldi utilizzati per costruire l'ospedale sono stati messi a disposizione dall'Img che li aveva ricevuti, sotto forma di contributi volontari, dalla stessa cooperazione italiana. Inoltre, in vista della fine del suo contratto con Img, la Contini ha creato una fondazione italo-sudanese senza scopi di lucro a cui affidare la gestione dell'ospedale. Il tutto senza interpellare il Ministero degli esteri o la Cooperazione italiani, le cui insegne erano esposte su Avamposto 55 fino a non molto tempo fa, sostituite in tutta fretta da targhe che portano il nome della fondazione, di cui fanno parte, oltre ad alcuni cittadini italiani, anche il Governatore e il Ministro della sanità del Sud Darfur e lo sheikh della principale confraternita islamica della regione, a cui appartiene il terreno su cui Avamposto 55 è stato costruito: personalità pubbliche che, però, intervengono nell'impresa a titolo meramente privato, con il rischio, secondo fonti interne alla Farnesina, che tra un anno o due i notabili sudanesi coinvolti nell'operazione decidano di trasformare un ospedale costruito anche con fondi pubblici italiani in una clinica privata;
anche in altri progetti della Cooperazione italiana, continua l'articolo, le zone d'ombra e le inefficienze rimangono. Un esempio è l'acquedotto di Kass, altra opera che sulla carta potrebbe contribuire a migliorare gli standard di vita della popolazione, ma che non è mai stato messo in funzione, tranne un giorno, a metà del dicembre 2005: l'allora Direttore generale della Dgcs Giuseppe Deodato era in visita in Darfur, per l'inaugurazione di tutti i progetti targati cooperazione italiana. Quel giorno l'acqua è arrivata, grazie a un raccordo con l'acquedotto preesistente, raccordo creato per l'occasione e poi prontamente eliminato. Dopo quell'effimero exploit l'acquedotto di Kass, anche se formalmente concluso e operante, è asciutto. E i venticinque punti di distribuzione, mai utilizzati, iniziano già a mostrare i segni del tempo. C'è poi il «playground» di Garba Intifada, poco fuori Nyala: uno scivolo e due altalene colorate dietro un muro di filo spinato adiacente ad una scuola, sempre costruita dalla Cooperazione, che fino a qualche mese fa non era ancora in funzione;
i due redattori terminano l'articolo sottolineando l'ansia, da parte della Contini, di mostrare i risultati del proprio operato. Difatti, si legge, cinque tank per la raccolta dell'acqua, che da dicembre 2005 portano sul fianco, in bella mostra, il logo della Cooperazione italiana, in realtà sono stati donati anni fa dalla cooperazione giordana e poi recentemente riabilitati dall'Unicef. La mossa, fatta sempre in vista dell'arrivo di Deodato, non ha certo contribuito a riabilitare il nome dell'Italia in Darfur, già messo in ombra della gestione personalista della Contini e dalle ricorrenti voci che circolano negli ambienti internazionali di Nyala e che parlano di presunte strette collaborazioni con lo Slm/a - tanto che uno dei leader ribelli sarebbe stato visto aggirarsi per le strade della città su una macchina della Cooperazione italiana - e di non meglio specificate «attività misteriose»,

si chiede di sapere:

quale sia stato il mandato della dottoressa Contini e da chi le sia stato conferito;
quanto sia durato il suo mandato, e se la dottoressa Contini sia ancora dipendente o incaricata dal Ministero degli affari esteri per iniziative legate alla cooperazione internazionale;
quale ruolo abbia ricoperto la Contini durante il suo mandato istituzionale, quali siano stati i rapporti intercorsi tra la stessa e i ribelli del Sudan's Liberation Movement/Army (slm/a) e a che titolo si sia recata ad Abuja, in Nigeria, sede dei negoziati tra ribelli e governo mediati dall'Unione Africana;
quanti euro siano occorsi per la messa in opera dell'ospedale “Avamposto 55?, da quali fondi siano stati prelevati e con quale meccanismo siano stati affidati i lavori di costruzione;
chi, e con quali modalità, abbia conferito il mandato alla Contini per la costruzione e gestione di “Avamposto 55?, visto che, secondo quanto si legge, si trattava di una iniziativa privata, e per la costituzione della fondazione italo-sudanese per la sua attuale conduzione;
quali siano le relazioni, per ciò che concerne l'esercizio di “Avamposto 55?, fra la suddetta fondazione italo-sudanese, la Contini, IMG ed eventuali altri soggetti coinvolti;
quanti soldi siano stati dati a IMG per il Sudan, e come siano stati spesi;
chi abbia pagato gli stipendi delle guardie del corpo della Contini, e chi abbia continuato a pagarli alla fine del suo mandato

AttivitàEmailChi è