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MOZIONE del 20 marzo 2007 -ACCATTONAGGIO MINORILE

SENATO DELLA REPUBBLICA 127a SEDUTA PUBBLICA
Mozione di

VALPIANA , RUSSO SPENA , CAPRILI , GRASSI , GAGGIO GIULIANI , ALLOCCA , CONFALONIERI , NARDINI , SODANO , RAME , ALFONZI , BOCCIA Maria Luisa , DI LELLO FINUOLI , GAGLIARDI , TECCE , PALERMO , ALBONETTI , BONADONNA , VANO , ZUCCHERINI

Il Senato

premesso che:

la ripartizione sempre più ineguale delle ricchezze mondiali e le sacche di miseria estrema da essa generate gettano le popolazioni più vulnerabili nelle mani dei trafficanti che godono di un'impunità quasi totale. I minori sono le maggiori vittime di questo traffico destinato ad alimentare le reti europee della prostituzione minorile, dell'accattonaggio e del lavoro forzato, dell'adozione illegale e della delinquenza forzata;
non si può dubitare del fatto che oggi si assiste ad un'involuzione delle condizioni dell'infanzia nel mondo, e che nuove forme di sfruttamento violano il diritto di ogni bambino e di ogni bambina a vivere un'infanzia felice e piena;
di fronte ai sempre più frequenti fatti di cronaca che coinvolgono bambini e bambine sfruttati e trafficati ci si dovrebbe interrogare non solo sulle cause del fenomeno della tratta e su chi vi speculi ma, soprattutto, sugli strumenti cui sia possibile ricorrere per contrastare le nuove forme di sfruttamento e di negazione dei diritti di cui è oggi vittima la maggioranza dei bambini nel mondo;
l'Italia, pur a fronte dell'introduzione di norme incriminatrici della tratta degli esseri umani e delle nuove forme di schiavitù, è caratterizzata da una realtà sociale contrassegnata da profonde violazioni dei diritti dell'infanzia;
i bambini rappresentano infatti risorse preziose per la criminalità organizzata coinvolta nel traffico di esseri umani;
“acquistare” un bambino, invero, costa poco o nulla - e costa ancor meno se si tratta di minore la cui nascita non è mai stata registrata - mentre il suo impiego nella prostituzione, nella pornografia, nell'accattonaggio o nella micro-criminalità (per non parlare del traffico di organi) costituisce una fonte di ingenti guadagni;
i bambini che vivono in condizioni di miseria, o di abbandono assoluto da parte delle famiglie rappresentano la fonte principale cui attinge la criminalità organizzata;
i bambini che restano vittime di queste forme di criminalità sono considerati come “fungibili” e destinati a una sorte variabile secondo le esigenze degli sfruttatori: prima vengono impiegati nella prostituzione o nella pornografia, oppure sono spinti all'accattonaggio o coinvolti nella microcriminalità o nel traffico di stupefacenti; una volta esaurito il loro “valore di uso” possono essere rivenduti per le adozioni internazionali illegali o addirittura uccisi per prelevarne gli organi, da rivendere poi a caro prezzo sul mercato nero;
l'Italia conosce purtroppo queste realtà che non si riesce ad impedire nonostante la loro natura delittuosa, e che addirittura non sempre riescono ad emergere;
nel nostro Paese è particolarmente preoccupante l'incidenza del fenomeno dello sfruttamento dei minori nell'accattonaggio, il cui giro d'affari è pari a circa 150 milioni di euro all'anno, e che coinvolge almeno 50.000 bambini e bambine, fra i 2 e 12 anni, registrando negli ultimi anni un sensibile incremento;
la casistica giudiziaria ha infatti dimostrato il progressivo, preoccupante aumento dei casi di vero e proprio sfruttamento sistematico dei bambini nell'attività di accattonaggio, tale da integrare gli estremi del delitto di riduzione o mantenimento in schiavitù o servitù, di cui all'art. 600 del codice penale, e non della mera contravvenzione prevista dall'art. 671 del codice penale in materia di impiego di minori nell'accattonaggio;
la giurisprudenza recente ha infatti rilevato come sempre più frequentemente lo sfruttamento dei bambini e delle bambine nell'accattonaggio assuma forme e modalità tali da determinare la riduzione o il mantenimento delle piccole vittime in condizioni paraservili, del tutto equiparate alla schiavitù ai sensi dell'art. 600 del codice penale, in ragione della profonda lesione della dignità e dello status libertatis della persona che tali condotte determinano, privando il bambino non solo dei diritti all'educazione, allo studio, alla libertà dal bisogno, alla salute e all'incolumità fisica, ma anche e soprattutto all'autodeterminazione e alla dignità;
i dati forniti dalla Polizia di Stato dimostrano come nello scorso anno 2006 si siano registrate in Italia ben 540 denunce per sfruttamento dei bambini nell'accattonaggio, con un incremento rispetto agli anni precedenti, di assoluto rilievo in alcune realtà: si pensi che a Latina si è registrato un aumento delle denunce pari al 200%; a Taranto del 1.500%; a Lecce dell´800%; a Ragusa del 600% e a Siracusa del 700%;

rilevato che:

nonostante la rilevanza dell'intervento delle amministrazioni locali e delle forze dell'ordine (in particolare della polizia di prossimità) e della magistratura nell'accertare e sanzionare la responsabilità penale di quanti abbiano sfruttato nell'accattonaggio i bambini, al punto da ridurli in condizioni di schiavitù o servitù, sono ancora troppi i casi di abusi e sfruttamento dei minorenni, costretti, sotto minaccia di violenza, a mendicare in condizioni pericolose e profondamente lesive della dignità;
una delle cause dello sfruttamento dei bambini e delle bambine è la povertà ed indigenza delle famiglie cui essi appartengono, per le quali l'impiego dei minorenni nell'accattonaggio rappresenta una fonte essenziale di guadagno. Secondo i calcoli della Divisione Anticrimine della Polizia di Stato infatti, l'impiego dei bambini in queste attività può rendere un ricavo sino a 100 euro giornalieri; somma destinata a crescere sensibilmente quando i bambini vengano coinvolti in attività criminose, prevalentemente reati contro il patrimonio come scippi o furti, come avviene spesso per i bambini cosiddetti ‘argati' di origine albanese o macedone;
nell'affrontare il problema dello sfruttamento dei bambini nell'accattonaggio, quale nuova forma di riduzione in schiavitù, numerose convenzioni internazionali (Convenzione di New York sui diritti dell'infanzia del 1989, Convenzione 197/2005 del Consiglio d'Europa sulla tratta di esseri umani, Convezione Onu del 2000 sul crimine organizzato transnazionale, cosiddetta Convenzione di Palermo) hanno più volte esortato i Paesi firmatari a predisporre, tra l'altro, misure di sostegno ai nuclei familiari meno abbienti, idonee a prevenire il ricorso da parte dei genitori all'accattonaggio e il conseguente sfruttamento dei bambini in tale attività e adeguati interventi di educazione alla legalità e tesi ad evitare la dispersone scolastica,

impegna il Governo:

ad attuare controlli d'identità ed appartenenza familiare accertata e riconosciuta, idonei a consentire l'identificazione dei bambini e ad evitare che la loro mancata registrazione possa favorirne lo sfruttamento ed il coinvolgimento in attività criminali, essendo assolutamente inammissibile che in Italia al 31 dicembre 2005 si siano potuti registrare - come risulta dai dati statistici - ben 1.476 casi di minori stranieri scomparsi, per essere verosimilmente destinati all'impiego in attività criminali, se non addirittura al sequestro di persona a fini di estorsione, alla tratta, alle adozioni illegali, alla morte, qualora si voglia utilizzarne il corpo per estrarne gli organi e poi rivenderli sul mercato nero;
ad adottare gli interventi, già sperimentati con positivi risultati in alcune città, ritenuti idonei a contrastare il fenomeno dello sfruttamento dei bambini e delle bambine nell'accattonaggio, predisponendo inoltre adeguati interventi tesi a favorire e promuovere l'educazione alla legalità e ad evitare la dispersione scolastica, nonché misure di sostegno ai nuclei familiari meno abbienti, al fine di evitare che condizioni di assoluta povertà ed indigenza inducano i genitori a sfruttare nell'accattonaggio i bambini, violandone la dignità e la libertà e precludendo loro la possibilità di vivere in condizioni di eguaglianza rispetto ai loro coetanei e di libertà dal bisogno, affinché i diritti dell'infanzia diventino la priorità assoluta delle politiche pubbliche particolarmente in materia di protezione, sanità ed educazione;
ad intraprendere e implementare attraverso gli enti locali programmi di prevenzione (sensibilizzazione dei minori e delle famiglie nella loro interezza, intese sia come nuclei ristretti che allargati; interventi sistematici di collocamento lavorativo, di formazione professionale e iniziative di sviluppo economico volte al sostegno delle comunità e dei gruppi di rischio), contestualizzando gli interventi mediante l'analisi del profilo delle vittime dando maggior importanza alle caratteristiche personali dei minori vittime ed al contesto familiare ed etnico di appartenenza; l'esame delle modalità di reclutamento, di trasporto e dell'esperienza di tratta vissuta, al fine di evidenziare condizioni di vulnerabilità; la previsione dei profili delle vittime di tratta per lavoro coatto, accattonaggio, attività illecite e adozione; servizi specifici per i minori vittime di questo tipo di fenomeno in relazione alla loro età, al sesso, alla specifica fase di sviluppo, ai loro bisogni e alle diverse forme di sfruttamento sofferto; nonché mediante l'analisi della percezione sociale del fenomeno da parte della comunità di appartenenza dei minori e del coinvolgimento familiare nella catena della tratta .

 

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