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INTERROGAZIONE a risposta scritta del 29 MAGGIO 2007 - BANCA D'ITALIA

SENATO DELLA REPUBBLICA 156a SEDUTA PUBBLICA
Interrogazione a risposta scritta di

GRASSI, TECCE, NARDINI, BONADONNA, BRISCA MENAPACE

Al Ministro dell'economia e delle finanze

Premesso che:

la Banca d'Italia, istituto di diritto pubblico, ai sensi dell'art. 1 del proprio statuto:
- è parte integrante del Sistema europeo di banche centrali (SEBC), svolgendo i compiti e le funzioni che in tale qualità le competono e perseguendo gli obiettivi assegnati al SEBC dall'art. 105.1 del Trattato che istituisce la Comunità europea;
- emette banconote in applicazione di quanto disposto dall'art. 4, comma 1, del decreto legislativo 10 marzo 1998, n. 43;
- assolve gli altri compiti ad essa attribuiti dalla legge ed esercita le attività bancarie strumentali alle proprie funzioni. In tale ambito, ai sensi dell'art. 5 del Testo unico bancario e dell'art. 5 del Testo unico sulla finanza, esercita i poteri di vigilanza nei confronti delle banche, dei gruppi bancari e degli intermediari finanziari avendo riguardo ai principi di sana e prudente gestione, alla stabilità complessiva del sistema, all'efficienza ed alla competitività del sistema finanziario e all'osservanza della normativa in materia creditizia e finanziaria. L'art. 146 del Testo unico bancario riconosce, inoltre, alla Banca d'Italia il potere di promuovere il regolare funzionamento del sistema dei pagamenti nonché quello di emanare disposizioni per assicurare sistemi di compensazione e di pagamento efficienti ed affidabili;
la Banca d'Italia, sulla base di apposita concessione, svolge le funzioni di Tesorerie provinciale e centrale dello Stato. La durata di detta convenzione è stata elevata, con legge 104/1991, da dieci a venti anni; la scadenza, prevista per il 31 dicembre 2011, si è rinnovata tacitamente per ulteriori venti anni non avendo le parti provveduto a notificare, almeno 5 anni prima della scadenza, l'eventuale disdetta;
la Banca d'Italia esercita le proprie funzioni attraverso l'Amministrazione centrale, con sede in Roma, e 97 Filiali, con sede in 95 capoluoghi di provincia. Attraverso la rete territoriale la Banca d'Italia svolge:
- il servizio di Tesoreria provinciale dello Stato, fornendo ai cittadini operazioni d'incasso e pagamento nei confronti delle amministrazioni statali e degli enti pubblici;
- l'attività di vigilanza nei confronti degli intermediari vigilati, con competenza primaria sugli istituto di piccola-media dimensione che rappresentano in molte realtà una quota importante del mercato creditizio locale. Provvede inoltre alla verifica della correttezza e della trasparenza dei rapporti delle banche con la clientela, attraverso visite ispettive presso gli sportelli disseminati capillarmente sul territorio;
- funzioni connesse con l'ordinato andamento della circolazione monetaria e di analisi dei fenomeni economici e finanziari dei mercati locali;
- un'articolata attività di monitoraggio dell'andamento dell'economia provinciale e di ricerca sugli aspetti qualificanti dell'economia locale, anche attraverso un costante dialogo con le principali imprese. Tale attività costituisce un importante veicolo delle istanze e dei problemi del territorio anche ai fini dell'elaborazione della politica economica e degli interventi di politica monetaria. Da sempre, inoltre, costituisce un ingente patrimonio informativo che alimenta una rilevante attività di consulenza e di analisi al servizio dei diversi enti locali pubblici e privati (Comuni, Province, Prefetture, Camere di commercio, Università, associazioni imprenditoriali);
- varie attività a servizio dell'utenza locale, svolte gratuitamente e con sempre maggiore apprezzamento che hanno fatto delle Filiali della Banca d'Italia un punto di riferimento imprescindibile per cittadini e risparmiatori e rappresentato nel tempo un'importante presidio di “legalità”;
relativamente alla “legalità”, le attività più rilevanti riguardano:
- le indagini sulla Centrale di allarme interbancaria che consentono a persone fisiche e giuridiche di verificare ed eventualmente contestare, godendo della necessaria assistenza da parte del personale della Filiale, l'eventuale iscrizione tra i nominativi che hanno tratto assegni bancari o postali senza autorizzazione e/o provvista;
- l'accesso alle informazioni contenute negli archivi della Centrale dei rischi permettendo ad ognuno di conoscere l'esatta esposizione nei confronti del sistema bancario;
- l'esame degli esposti inviati dai cittadini per segnalare irregolarità nel comportamento tenuto nei loro confronti dalle banche e dagli intermediari finanziari;
si tratta di funzioni e/o di servizi non fungibili, ovvero esercitabili da altri soggetti solo con aggravi di costi nei confronti della collettività;
il governatore Draghi ha presentato un progetto di riorganizzazione della Banca d'Italia che prevede di passare ad una articolazione territoriale su base regionale attraverso la chiusura di 59 delle attuali Filiali;
l'articolo 21 della legge 262/2005 (cosiddetta legge sulla riforma del risparmio), nel definire un riassetto del sistema dei controlli basato sulla specializzazione per funzioni, ha rimarcato il principio della sussidiarietà e della reciproca collaborazione tra autorità, in considerazione anche del fatto che nessuna di esse, all'infuori della Banca d'Italia, è dotata di una articolazione territoriale capillare, essenziale per un efficace espletamento dei controlli;
il disegno di legge recentemente presentato dal Governo e attualmente all'esame delle competenti Commissioni parlamentari, prevede la definitiva integrazione dell'Ufficio italiano cambi nella Banca d'Italia e la devoluzione alla stessa di quota parte delle funzioni derivanti dalla soppressione dell'ISVAP e della COVIP, con effetti che avranno inevitabilmente, in una logica di sempre maggiore efficacia, una ricaduta organizzativa a livello territoriale;
il prospettato intervento di riorganizzazione, diversamente da quanto avvenuto in altri Paesi europei, non è stato accompagnato da un preventivo dialogo e coinvolgimento delle diverse autorità nazionali e locali che normalmente interagiscono con la Banca d'Italia e che nel tempo hanno sempre considerato l'Istituto come parte integrante e fondamentale del tessuto socio-economico e democratico italiano. È eloquente in tal senso il forte sentimento di preoccupazione espresso da Sindaci, Prefetti, Presidenti di Province e di Regioni sul progetto di chiusura delle Filiali nonché dalle rispettive associazioni nazionali a testimonianza del ruolo e del presidio del territorio che viene attribuito alla Banca d'Italia;
il ridimensionamento della rete territoriale comporterebbe, nel giro di pochi anni, accompagnato anche da una prevista ulteriore accelerazione del blocco del turn-over , la perdita di oltre 2.000 posti di lavoro e sottoporrebbe i lavoratori attualmente addetti agli stabilimenti in chiusura a forme di mobilità molto accentuate. È da sottolineare, altresì, che il livello dell'organico, attualmente attestato intorno alle 7.400 unità, è già ampiamente inferiore a quello che caratterizza altre Banche centrali dopo l'intervento di riorganizzazione, quali la Banque de France (13.700 addetti) e la Bundesbank (12.700 addetti);
tutte le organizzazioni sindacali presenti nell'istituto, pur esprimendo un giudizio estremamente negativo sul piano di riorganizzazione, hanno costantemente ricercato la via del dialogo e hanno avanzato proposte alternative che, in una logica stringente di maggiore efficacia ed efficienza, ipotizzano soluzioni fortemente coerenti con l'obiettivo di rilanciare la Banca d'Italia, caratterizzare sempre più la stessa come istituzione al servizio della collettività e tutelare adeguatamente i lavoratori,

si chiede di sapere, per quanto di specifica competenza ed ai fini di una propria eventuale iniziativa normativa:

se il Governo, ferma restando l'autonomia dell'istituto nelle sue scelte, sia a conoscenza di tale progetto che ha evidenti riflessi di interesse generale e per le collettività locali, ma non è accompagnato, ad avviso degli interroganti, da un piano “industriale” di sviluppo e prefigura, nell'immediato e in prospettiva, un sostanziale e progressivo ridimensionamento della Banca d'Italia quale istituzione a servizio del Paese;
se, fermo restando che gli obiettivi di maggiore economicità non possono non riscontrare doveroso consenso, il progetto in questione sia compatibile con l'espletamento di funzioni che, per dispiegare la loro piena efficacia, richiedono una capillare presenza sul territorio; funzioni che troveranno, peraltro, ulteriore sviluppo e motivi di presenza sul territorio con l'approvazione del cennato disegno di legge governativo che completa il riordino delle Authority;
se, proprio per dare concretezza all'intervento di riordino del sistema dei controlli del mercato creditizio e finanziario e perseguire compiutamente la tutela del risparmiatore, non occorra al contrario potenziare e valorizzare il ruolo delle Filiali, anche attraverso una necessaria rimodulazione funzionale operativa delle stesse;
se l'abbandono del territorio da parte della Banca d'Italia, in relazione alla funzione svolta dalla stessa unitamente a tutte le altre rappresentanze periferiche dello Stato, non costituisca, a maggior ragione nelle realtà più problematiche, un ingiustificabile affievolimento del ruolo di presidio dello Stato;
se il progressivo accentramento delle funzioni che il piano ipotizza e il conseguente venir meno dei molteplici e complessi rapporti con il territorio e le loro rappresentanze che attualmente contribuiscono a definire l'agire della Banca d'Italia, non possa costituire, in prospettiva, un potenziale affievolimento della sua autonomia e della stessa legittimazione democratica;
se la maggiore valorizzazione, in nome del decentramento istituzionale e territoriale, delle realtà locali non comporti una maggiore interlocuzione con le dipendenze della Banca d'Italia per tutti quei compiti nei quali l'Istituto ha dato e può continuare a dare validissimi contributi;
se la previsione del conferimento per legge di nuove funzioni alla Banca d'Italia non debba comportare in ogni caso la valutazione autonoma di sospensione del progetto per un riesame a iter legislativo concluso;
se, infine, pur nel rispetto di un ragionevole processo di riorganizzazione, il Governo non ritenga che vadano adeguatamente tutelate le aspettative di tutti i lavoratori della Banca d'Italia e, più in generale, non vengano persi numerosi ed importanti posti di lavoro.

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