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INTERROGAZIONE a risposta scritta del 19 FEBBRAIO 2008 - SACE

SENATO DELLA REPUBBLICA
interrogazione a risposta scritta di
Salvatore Bonadonna

Al Ministro dell'economia e delle finanze e al Ministro degli affari esteri

Premesso che:

- nonostante la crisi di governo e l'approssimarsi delle prossime elezioni politiche, su iniziativa del Governatore della Banca d'Italia, si ripropone in questi giorni il tema delle ulteriori privatizzazioni da promuovere in Italia, con il presunto fine di risanare il debito pubblico del Paese. In realtà non sono molte le aziende rimaste sotto il controllo del Ministero del Tesoro, dal momento che alcune partecipazioni azionarie rivestono un ruolo strategico, come nel caso energetico, ed alcune altre sono difficili da collocare sul mercato, come ha dimostrato la vicenda di Alitalia;
- a breve sarà consegnato al Ministro Tommaso Padoa Schioppa, uno studio commissionato, verso la fine del 2007,dallo stesso ministero dell'economia e delle finanze al consulente globale Lehman Brotherd, con oggetto la fattibilità della privatizzazione della SACE;
- la SACE, che emette garanzie contro il rischio politico e commerciale associato all'export ed agli investimenti delle imprese italiane all'estero, ad oggi, rimane sotto il pieno controllo statale. Il Ministero degli Affari Esteri collabora attivamente con essa ed attribuisce particolare importanza alle attività di Servizi Assicurativi del Commercio Estero (SACE) – fino al 31.12.2003 Ente economico di diritto pubblico. Dal 1° gennaio 2004, per effetto della frettolosa decisione intrapresa dal Governo Berlusconi, con il Decreto Legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito in Legge 326 del 24 novembre 2003, la SACE ha assunto lo status di Società per Azioni “SACE S.p.A. – Servizi Assicurativi del Commercio Estero”. Il capitale sociale di SACE SpA è interamente detenuto dal Ministero dell'Economia e delle Finanze. Gli impegni sono garantiti dallo Stato Italiano;
- la SACE offre servizi assicurativi e finanziari a favore dell'internazionalizzazione delle imprese italiane. SACE sviluppa attività di assicurazione, riassicurazione e garanzia dei rischi di carattere politico, valutario e commerciale a cui sono esposte le imprese e le banche italiane nelle loro operazioni commerciali e di investimento in Paesi esteri;
- Oggi, il Gruppo SACE è uno dei protagonisti della gestione del credito in Italia. Il Gruppo offre coperture in ben 155 paesi con oltre € 32 miliardi di operazioni commerciali e finanziamenti assicurati in tutto il mondo. - Il Ministero dell'economia, unico azionista di SACE, gode di significativi dividendi (1,2 miliardi di euro nel 2004) e di cospicui rientri legati al recupero di crediti (3,5 miliardi nel 2004), attività quest'ultima favorita dalla liquidità internazionale a disposizione di diversi paesi in via di sviluppo ed economie emergenti produttrici di petrolio ed altre materie prime dal prezzo in forte salita sui mercati globali;
- Intorno alla SACE si sono sempre mossi i poteri forti della finanza e dell'economia italiana; nel consiglio consultivo della SACE hanno trovato posto i rappresentanti di banche e grandi imprese italiane, ma non altre forze sociali;
- la SACE rimane tutt'ora il principale strumento per la grande impresa e le maggiori banche italiane per avere una copertura statale nelle loro operazioni più rischiose all'estero. Soprattutto nel settore energetico, in quello delle grandi infrastrutture e nell'export meccanico del nostro paese;
- con la trasformazione in Società per azioni, nel capitale sociale della SACE è confluito il cumulo di debiti generati negli ultimi 40 anni da operazioni di imprese italiane all'estero garantite dallo Stato italiano e che sono fallite, spesso in circostanze deprecabili e con la complicità di governi locali e degli stessi esportatori;
- da più parti, negli ultimi dieci anni, è stata sollevata la necessità per la SACE di dotarsi di adeguati standards ambientali e sociali, nonché di linee guida sulla trasparenza secondo best practice internazionali, per evitare che si ripetessero gli errori del passato. Negoziati internazionali hanno forzato la SACE a intraprendere dei cambiamenti, ma di sicuro l'Italia non guida il gruppo dei paesi più virtuosi in matreria;
- La SACE, con la sua trasformazione in Spa, è diventata un ibrido: nonostante la proprietà statale e una missione pubblica, ovvero rendere competitivo l'export italiano sui mercati globali, la SACE è diventata una società di diritto privato e da allora ha iniziato a seguire i mercati, a rincorrere le nuove tendenze internazionali del mondo del credito all'esportazione, in quadro macroeconomico globale segnato dall'emergere di nuovi attori economici concorrenti legati alla nuove potenze, Cina in primis. A fronte del modello americano e giapponese, che spinge le aziende di credito all'export di questi paesi a diventare uno strumento chiave nella politica estera ed economica dei rispettivi governi, in particolare per quanto concerne la sicurezza energetica ed il controllo di alcuni mercati strategici, gran parte delle Agenzie europee preferiscono pensarsi sempre più come merchand banks internazionali, che per sopravvivere devono svincolarsi in una certa misura dal perseguimento dell'interesse nazionale;
-  in questo contesto nasce la modifica statutaria della SACE, promossa dal Governo Prodi, che nel 2007 ha aperto la strada a questa società per sostenere operazioni anche di soggetti non italiani, se di interesse più ampio per il nostro paese, e permettere di garantire anche le operazioni di puri intermediari finanziari, con la promozione di nuovi strumenti finanziari per coprire i rischi, nonché utilizzando essa stessa, talvolta in maniera dubbia, il mercato finanziario e i derivati per arrotondare il proprio bilancio. Si aggiunga a ciò la decisione, sempre di Prodi, dieci anni fa, di avviare la pratica della cartolarizzazione dei debiti dei paesi poveri, ossia la svendita di questi su un mercato secondario: un qualcosa che ricorda i mutui subprime americani, all'origine dell'attuale crisi finanziaria internazionale;

si chiede di sapere:

- quali sono le conclusioni tratte dai consulenti internazionali in merito alla privatizzazione della SACE e quali decisioni il Ministro dell'economia e delle finanze intende assumere in merito, e, laddove ritenesse di procedere alla privatizzazione della SACE, con quali modalità intenderà attuarla: se provvederà alla collocazione in borsa delle azioni della SACE, oppure preferirà puntare alla partecipazione di private equità funds , o ancora, se non preferisca la semplice entrata di alcune banche private, italiane e non, o di altre agenzie di credito, già in parte private, nella struttura azionaria della SACE;
- quali sono le reali motivazione che inducono il Ministro dell'economia e delle finanze a proseguire sulla strada della privatizzazione della SACE, oltre all'evidente vantaggio economico per le casse pubbliche e chi sarà, tra le nostre aziende, a beneficiare del sostegno dello Stato nella competizione globale;
- se non si ritenga necessario, in questo scenario, che anche i sindacati all'interno della SACE debbano essere consultati, in vista di un riassetto societario, come ogni prassi democratica esigerebbe;
- quali iniziative si intende adottare per scongiurare una trasformazione della SACE sempre più orientata verso deprecabili forme di delocalizzazione che tolgono lavoro, ricchezza e competitività all'Italia, prestando invece sempre maggiore attenzione per le piccole e medie imprese meritevoli di sostegno, nonché puntando ad una attenta gestione del debito dei paesi poveri ed ai principi fondanti di una responsabilità sociale di impresa che dovrebbero entrare a pieno titolo nell'opera della SACE, prima del perseguimento del profitto ad ogni costo, obiettivi questi ultimi che difficilmente potranno essere garantiti se la SACE finirà in mani private.

 

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