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INTERVENTO DEL 16 NOVEMBRE 2006

Intervento di Salvatore Bonadonna.
Senatore eletto di Rifondazione Comunista, Vice Presidente della Commissione Finanze e Tesoro del senato PRC-SE e responsabile del Dipartimento Mezzogiorno di Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

SENATO DELLA REPUBBLICA 75a SEDUTA PUBBLICA
Discussione del disegno di legge:
Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 3 ottobre 2006, n. 262, recante disposizioni urgenti in materia tributaria e finanziaria (Approvato dalla Camera dei deputati) (Collegato alla manovra finanziaria) (Votazione finale qualificata ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento) (Relazione orale)

Signor Presidente, avendo ascoltato il collega Saporito e il collega Pastore, credo francamente di poter sostenere con assoluta tranquillità le ragioni di urgenza e indifferibilità di questo provvedimento e pertanto la legittimità dell'utilizzo del decreto-legge.
Oggi, quindi, ci troviamo a dover affrontare la conversione in legge di questo decreto. È vero, si tratta di un provvedimento complesso, che ha caratteristiche fondamentalmente fiscali, di intervento catastale, di intervento normativo su una serie di questioni. Il riconoscimento dell'urgenza e della necessità deriva dal collegamento riconosciuto di questo decreto-legge alla legge finanziaria, in quanto si tratta di uno strumento volto a dare copertura alle previsioni di entrata della legge finanziaria e questo di per sé è un elemento che motiva le ragioni dell'urgenza e dell'indifferibilità.
Sapete che la legge finanziaria è già in discussione alla Camera dei deputati, in uno stato di avanzata elaborazione, ed è evidente che il decreto e la legge finanziaria si supportano a vicenda, per cui il venir meno delle norme previste da questo decreto metterebbe la legge finanziaria nella condizione di non poter essere affrontata e definita. Basterebbe questo. Ed è anche per questo motivo peraltro che, come hanno detto i relatori Benvenuto e Legnini, la maggioranza ha deciso di rinunciare all'attività emendativa su questo provvedimento.
Ci si può chiedere se la prassi, instaurata da alcuni anni, di accompagnare la legge finanziaria con un decreto fiscale, anzi di anticipare la legge finanziaria con un decreto fiscale, sia la migliore e la più rispondente all'esigenza di mettere, da una parte il Governo, dall'altra il Parlamento, nella condizione di definire il provvedimento finanziario, che è un provvedimento sia di bilancio annuale sia di programmazione triennale. Da questo punto di vista, è legittimo chiedersi se questa prassi instaurata da tre anni non soltanto abbia un fondamento, ma debba avere necessariamente una proiezione per il futuro.
Penso che questo Governo, anche lavorando alla semplificazione e attraverso la programmazione degli interventi in materia economica e di bilancio, possa superare questa prassi dei due provvedimenti collegati - il decreto fiscale e la finanziaria - in modo da ricondurre nell'ambito più ordinario e più normale, quello della legge finanziaria, la programmazione annuale e pluriennale, sia per quanto riguarda le certezze che garantiscano le entrate per la finanziaria, sia avendo riguardo alla natura propria di un decreto fiscale, che sarebbe il caso di non caricare di temi in qualche modo ultronei rispetto allo specifico fiscale (mi riferisco alla parte che più propriamente potrebbe essere inclusa nella legge finanziaria).
Ma se questa procedura diversa è auspicabile (e mi auguro che il Governo lavori a superare la prassi instaurata negli ultimi tre anni), oggi qui siamo e qui dobbiamo risolvere i problemi. Per questo ritengo che le motivazioni che hanno indotto il Governo a trattare queste materie attraverso il decreto siano assolutamente legittime e che non contrastino con la Costituzione.
Quanto al merito, se si può ragionare sull'opportunità di inserire nel decreto fiscale in esame una serie di normative che non hanno un immediato riferimento fiscale, pur tuttavia non credo affatto che i punti richiamati, in modo particolare dal collega Pastore, rivestano un carattere di incostituzionalità. Non capisco per quale motivo un intervento volto a definire in termini innovativi il rapporto tra concedente e concessionario in materia di autostrade debba essere ritenuto incostituzionale.
Penso che sia assolutamente naturale che un sistema impositivo, ancorché ripristini in forme diverse rispetto al passato l'imposta sulle successioni, trovi legittimazione nel dettato costituzionale e rientri a pieno titolo nelle facoltà di un Governo e nel potere del Parlamento di approvare o di respingere.
È stata sollevata una questione relativa all'adozione di regolamenti derivanti dalla delegificazione che, in qualche modo, potrebbero configurare - si preoccupa il collega Pastore - una sorta di abuso di potere regolamentatore rispetto a quella che dovrebbe essere un'attività legislativa.
Anch'io ritengo che in questi anni, anche attraverso una serie di norme ripetute nel corso dell'ultimo decennio, si sia prodotta una delegificazione probabilmente eccessiva e generica o generalista, che dà spazio all'uso del regolamento in luogo dello strumento legislativo. Allo stato delle cose, però, mi pare di capire che anche quanto richiamato nei commi 138 e 145 sia riconducibile - purtroppo, potrei dire - a questo ordinamento. In ogni caso, laddove ci fosse l'esigenza e l'opportunità di definire una normativa proprio in materia di enti di ricerca e di enti autonomi, non credo che da parte di questa maggioranza ci sarebbe obiezione alcuna. (Applausi dal Gruppo RC-SE e dei senatori Formisano e Boccia Antonio).

 

 

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