Intervento di Salvatore Bonadonna.
Senatore eletto di Rifondazione Comunista, Vice Presidente della Commissione Finanze e Tesoro del senato PRC-SE e responsabile del Dipartimento Mezzogiorno di Rifondazione Comunista – Sinistra Europea
SENATO DELLA REPUBBLICA 87a SEDUTA PUBBLICA
Discussione sulla questione di fiducia
Signor Presidente, mi pare che siano scontati il tono, ma anche la genericità e il taglio un po' propagandistico dell'opposizione su questa finanziaria. Credo che, piuttosto che ragionare attorno a queste opposizioni, sia opportuno interrogarci sulla validità dello strumento, nel momento in cui ci apprestiamo a discutere e ad approvare una finanziaria, la prima del Governo Prodi, che attua una manovra molto complessa, pesante e carica di aspettative e di domande, alle quali talvolta ha saputo dare risposta, talaltre volte non ha saputo dare risposta.
Una riflessione in merito è stata avviata dal Presidente della Camera; ieri ne parlava anche il Presidente della Commissione bilancio del Senato. Non c'è dubbio: siamo in presenza di un'assoluta incongruenza tra gli strumenti di governo dell'economia e l'organizzazione della struttura democratica del nostro Paese.
Non c'è soltanto il problema dello slittamento dalla legge di bilancio alla legge finanziaria, con la prima che si assottiglia e la seconda che diventa una sorta di omnibus ; c'è anche un problema vero, che riguarda il rapporto tra il Governo e il Parlamento, tra il ruolo dell'Esecutivo e il ruolo del Parlamento.
C'è poi un problema, altrettanto reale, che bisogna affrontare in termini istituzionali seri, non com'è stato fatto con la riforma del Titolo V della Costituzione nella XIII legislatura o come disgraziatamente e sciaguratamente si apprestava a fare il disegno di riforma bocciato giustamente dagli italiani con il referendum . Tale problema riguarda il rapporto tra lo Stato centrale, le Regioni e le autonomie. Da questo punto di vista, non possiamo non considerare i problemi che ci troviamo ad affrontare in questa finanziaria figli di questo coacervo di organizzazioni istituzionali, che non hanno una fisionomia e una responsabilità definita. Per cui le domande finiscono con lo scaricarsi tutte nell'occasione della predisposizione del bilancio e della legge finanziaria e questo strumento finisce con il dover dare risposte di diversa natura e di diverso tipo, che tuttavia non può dare nella direzione del rigore e della definizione delle linee di orientamento, perché inibito nell'intervento.
Pertanto, ciò che si può fare è tagliare. Da questo punto di vista, è paradigmatico ciò che accade nella sanità; anche se siamo riusciti, attraverso una nostra battaglia e un nostro emendamento, ad evitare che fosse istituito il ticket sul codice verde nel pronto soccorso. Lo Stato sulla materia della sanità può intervenire, e interviene, a tagliare o a imporre il ticket , ma non è nelle condizioni di intervenire sull'organizzazione della struttura sanitaria e non è in grado neppure di richiamare le Regioni a una modalità di organizzazione della struttura che sia compatibile con i costi di un servizio che deve avere una dimensione sociale.
Sotto questo profilo (la dico così), non è accettabile per nessun cittadino pagare un ticket quando si sa che un manager della sanità - considerato una specie di plenipotenziario e onnisciente, anche se molto spesso sappiamo che non lo è - guadagna 250.000 euro l'anno, oltre magari ai premi, legati spesso non tanto alla riduzione dei costi e all'innalzamento della qualità del servizio, ma alla moltiplicazione dei deficit che si producono all'interno delle ASL. Su questo bisogna riflettere. Il caso della sanità è paradigmatico, ma non si tratta soltanto di questo.
Se non vogliamo essere sordi e se, come ripete lo stesso Presidente del Consiglio, l'attuale Governo vuole ascoltare il Paese e contemporaneamente intervenire, dobbiamo tener conto che il Paese reale è fatto dalla gente in carne e ossa, da quella che vive i problemi quotidiani e non soltanto da quella parte della popolazione che difende in qualche modo una condizione acquisita, che può anche essere ritenuta di privilegio o frutto di un certo lassismo con cui si è considerato il dovere del contribuente nei confronti dello Stato, anzi, si è rappresentato lo Stato come una sorta di vampiro da cui i cittadini debbono guardarsi e nascondersi.
Dobbiamo essere in grado di dare risposte a quella parte della popolazione che ha bisogno dello Stato, di un'amministrazione pubblica, di servizi pubblici, perché, appunto, si trova in condizioni di reddito, di organizzazione della vita familiare e sociale tali da domandare alla collettività la risposta a determinati problemi (dalla salute all'istruzione, dalla casa al lavoro). In caso contrario, si finisce per considerare un fatto eccezionale, straordinario e magari in qualche modo inspiegabile, l'assemblea della FIAT, i pronunciamenti e le preoccupazioni dei lavoratori rispetto a programmi prospettati, in realtà, più come minacce.
Tutti pensano allora che, se non si fanno i tagli strutturali (e da questo punto di vista il coro rischia di essere perfino esageratamente omogeneo tra aree di centro-destra e di centro-sinistra), il risanamento dell'economia e la risposta ai problemi del Paese siano legati soltanto alla penalizzazione dei futuri pensionati e dei lavoratori del pubblico impiego, nonché alle liberalizzazioni e alle privatizzazioni; e siamo un Paese che in fatto di privatizzazioni e liberalizzazioni ha fatto delle esperienze e ha pagato, e sta pagando, prezzi salati. Attenzione: non penso si debba tenere tutta l'economia nell'ambito pubblico, per carità, ma, nella misura in cui si parla di privatizzazioni e di liberalizzazioni, si faccia attenzione agli esempi, che vanno da quelli che conosco più direttamente, come la privatizzazione della Centrale del latte di Roma, fino a quelli più consistenti.
Da questo punto di vista davvero vorrei che il Governo, allorquando acquisisce la fiducia e il mandato per gestire questa legge finanziaria…
…riflettesse su questo e, per esempio, decidesse che forse in un'azienda partecipata come le Ferrovie dello Stato, dove l'azionista unico sostanzialmente è lo Stato, non vi è bisogno di fare un presidente: basta un amministratore, ammesso che sia capace di farlo.