HomeAgendaStampaInterrogazioni
INTERVENTO DEL 14 marzo 2007

Intervento di Salvatore Bonadonna.
Senatore eletto di Rifondazione Comunista, Vice Presidente della Commissione Finanze e Tesoro del senato PRC-SE e responsabile del Dipartimento Mezzogiorno di Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

SENATO DELLA REPUBBLICA 123a SEDUTA PUBBLICA
Discussione del disegno di legge:
(1329) Conversione in legge del decreto-legge 15 febbraio 2007, n. 10, recante disposizioni volte a dare attuazione ad obblighi comunitari ed internazionali

Signor Presidente, come è stato detto dai relatori si tratta di un disegno di legge di conversione di un decreto-legge recante alcune disposizioni volte ad attuare obblighi comunitari ed internazionali. Il provvedimento è stato definito una minicomunitaria, e in effetti è una minicomunitaria, anche molto mini da questo punto di vista: avrebbe potuto, infatti, essere un po' più consistente, nel senso che le materie su cui vi è contenzioso aperto da parte della Comunità europea, della Commissione europea, o addirittura procedure di infrazione in corso o pronunciamenti di incompatibilità della nostra normativa con direttive europee sono in una quantità notevole.
Mi auguro che con la legge comunitaria in corso di definizione si possa coprire l'insieme di tali materie su cui c'è un'esposizione che non mette in difficoltà soltanto dal punto di vista politico, cosa che pure conta nei rapporti con la Comunità europea, ma anche perché le infrazioni si pagano, per cui c'è un costo che l'Italia sta sopportando per il mancato adempimento ed il mancato adeguamento delle normative rispetto ai pronunciamenti o alle direttive dell'Unione europea.
Pur tuttavia, queste prime materie sono importanti. Noi abbiamo lavorato nelle Commissioni riunite in maniera produttiva, pensiamo in questo modo di aver abbassato in qualche misura la quantità, se non altro, del contenzioso con la Comunità Europea e ci auguriamo che su questo terreno si faccia un lavoro, se così possiamo dire, di azzeramento dell'area vertenziale.
Penso sia utile in materia di ambiente e di tutela ambientale, penso sia utile nelle materie controverse che hanno dato luogo a parecchi conflitti con l'Unione Europea e anche all'insorgere di problemi sociali rilevanti: penso, una per tutte, alla questione delle quote latte, ma penso anche a tutta la normativa sull'ambiente e sulla tutela della fauna selvatica, dove l'Italia è praticamente inadempiente.
Si è ritenuto (e da questo punto di vista l'intervento del Governo stamattina è stato apprezzabile per la chiarezza e per la lealtà anche se da parte mia non condivisibile in pieno nel merito e nel contenuto) di limitare il campo degli interventi modificativi di questo disegno di legge non includendo altri elementi, quali potevano essere appunto quelli legati al finanziamento degli impianti di produzione di energia da fonti alternative e rinnovabili.
Dato che il Senato, in Commissione, in sede di esame della legge finanziaria, aveva approvato una norma chiara, che sarebbe dovuta diventare parte del maxiemendamento e che invece nel maxiemendamento è stata letteralmente stravolta, anzi capovolta nel suo obiettivo, penso sarebbe stato assolutamente naturale e giusto recepire tale norma in questo provvedimento, tanto più che il Governo ha provveduto, come si era impegnato a fare, a presentare un disegno di legge in materia.
Tale disegno di legge è già al Senato e stamattina prendo anch'io atto delle dichiarazioni del Governo, il quale si è impegnato chiedendo a tutte le forze che sostengono il Governo stesso non soltanto di sostenerlo con una procedura accelerata, ma anche di realizzare l'approvazione in tempi rapidi di questo provvedimento.
Tale provvedimento, peraltro, consente di utilizzare i soldi, i finanziamenti che provengono dalle bollette dell'energia elettrica che ognuno di noi paga, e che paga in funzione del fatto che questi finanziamenti debbano servire a sviluppare le fonti alternative, non a produrre energia dai rifiuti o a finanziare la produzione di energia dai residui delle lavorazioni industriali nella raffinazione dei prodotti petrolchimici. Quindi, io penso che non ci sarebbe stato niente di strano, però, coerentemente e lealmente ci atteniamo ad un orientamento che la maggioranza e il Governo ci chiede e dunque aderiamo a questa procedura.
Analogamente, abbiamo aderito alla procedura - anch'essa, devo dire la verità, discutibile - relativa allo stralcio di gran parte dell'articolo cinque. Capisco che tra di noi in quest'Aula, al Senato esistano questioni politiche aperte e capisco anche che i segnali, cosiddetti politici, valgono per la mia parte, per me e per tutti; a mio giudizio, però, sarebbe cosa buona se la legittima esigenza di ciascuno di noi e di ciascun Gruppo di segnalare la propria posizione e il proprio ruolo si fermasse alla soglia di quello che i padri chiamavano il bene, l'interesse comune.
In sostanza, stralciare una parte dell'articolo 5 del decreto in esame non fa bene all'economia del Paese. Ciascuno di noi, in una o più sedute di Commissione e d'Aula, può segnare un punto a proprio vantaggio in una sorta di battaglia navale, ma dobbiamo sapere che non facciamo una bella figura a livello europeo e soprattutto mondiale se mettiamo nella condizione di sottostare a quella che prima è stata la legge Turco-Napolitano e poi Bossi-Fini le persone che vogliono venire in Italia per motivi di studio, di turismo, di lavoro, di prestazione professionale, di impegno universitario o per attività economiche rilevanti. In sostanza, si trattava di agevolare questo tipo di attività e di presenza nel nostro Paese ai cittadini extracomunitari. In ogni caso, si farà in un disegno di legge.
Credo sia un fatto importante - è stato già ricordato dai colleghi intervenuti fino adesso - che, a fronte di un pronunciamento della Corte di giustizia europea, sia stata trovata una soluzione di grande equilibrio e buon senso sulla questione dei servizi «post-contatore» erogati dalle imprese di distribuzione di energia, gas, acqua e quant'altro.
È vero che poteva sussistere un elemento che impediva in maniera arbitraria alle imprese distributrici e detentrici delle reti, e quindi distributrici del gas e dell'energia elettrica, di intervenire nei servizi interni, nei servizi dentro il domicilio, oltre il collegamento ai contatori, però la soluzione proposta nel decreto avrebbe fatto sì che si sarebbe passati sostanzialmente da una condizione di impedimento ad una pressoché di monopolio e comunque di ruolo dominante, capace di mettere fuori mercato una miriade di imprese piccole e medie e soprattutto di imprese artigiane che sono quelle che operano a domicilio nei servizi di installazione e manutenzione degli impianti sia elettrici che del gas.
Da questo punto di vista, il fatto di aver elaborato da parte nostra una proposta e di aver incontrato nella discussione in Commissione i consensi e la possibilità di ulteriore affinamento ha reso possibile su questa materia un equilibrio tra la liberalizzazione richiesta dall'Unione Europea e la salvaguardia effettiva di un tessuto produttivo consistente ed estremamente significativo nel nostro Paese.
Non voglio soffermarmi sul fatto che questioni di questa natura, cioè l'esercizio delle attività di servizio privato, sono state alla base di una discussione enorme che si è sviluppata perfino a ridosso del dibattito e dei referendum sul Trattato costituzionale europeo o sulla direttiva Bolkestein di liberalizzazione del mercato del lavoro. Il fatto di aver trovato un punto di equilibrio tra il ruolo e l'interesse delle grandi imprese di distribuzione dei servizi a rete e la salvaguardi del ruolo e dello spazio della piccola e media impresa e delle imprese artigiane, ritengo sia estremamente importante.
Ci sono altre norme nel decreto che sono state aggiustate, elaborate, rielaborate, ridefinite; mi pare che quella relativa proprio al controllo delle materie e dei prodotti chimici, a salvaguardia della salute individuale, ma anche della tutela ambientale, sia una norma molto utile al nostro Paese e molto impegnativa. Credo che, in sostanza, si sia fatto un buon lavoro.
Se posso, solleciterei il Governo ad effettuare una ricognizione compiuta delle materie oggetto di procedura di infrazione comunitaria o già assoggettate a pronunciamenti della Corte o dell'Unione, in modo tale che davvero si possa rapidamente, con la legge comunitaria, sanare tutte insieme le partite che sono ancora oggetto di contenzioso. Questo eliminerebbe, anche nel confronto politico tra di noi, la reciproca accusa di voler utilizzare un decreto in maniera ultronea rispetto alle proprie finalità specifiche. (Applausi dal Gruppo RC-SE) .

Dichiarazione di voto

Presidente, intervengo molto brevemente per ringraziare intanto i Presidenti delle Commissioni 1a e 6a, i relatori e il rappresentante del Governo che hanno seguito in questa fase il lavoro di elaborazione e di definizione del disegno di legge.
Mi corre l'obbligo fornire un chiarimento al collega Curto per ribadire che sono d'accordo con la valutazione che egli faceva. Quando mi riferivo all'esigenza dell'Italia di raccordarsi e chiudere tutti i contenziosi con l'Unione Europea e con la Commissione , non suggerivo affatto di avere un atteggiamento prono a qualsiasi indicazione e a qualsiasi pronunciamento venga dalla Commissione; penso anzi che troppo spesso e troppo colpevolmente i Governi del nostro Paese, spesso e volentieri, non hanno difeso le loro ragioni nei confronti di posizioni della Comunità Europea.
Aggiungo però che, nel momento in cui si avviano le procedure d'infrazione, che per di più sono chiuse, e ci sono le sentenze della Corte, è meglio adeguarsi. Oggi noi paghiamo circa 900.000 euro di multe al giorno. Non credo che possiamo permetterci di continuare tranquillamente su questa strada. Sarebbe il caso di pagare le multe e vedere di iniziare un cammino virtuoso, invece che insistere in quello vizioso e peraltro viziato.
Il CIP6 è uno dei punti di vizio. La Germania può prendere ed anzi è alla ricerca dei rifiuti della Campania perché i termovalorizzatori tedeschi non hanno più rifiuti solidi urbani tedeschi da bruciare, perché stanno attuando un'altra politica: una politica di riduzione dei rifiuti e di riciclaggio degli stessi. Non possiamo continuare su questa strada.
Da questo punto di vista, voglio sottolineare il senso di responsabilità con cui abbiamo oggi accolto le valutazioni e il suggerimento del Governo. Vogliamo anche ribadire che l'impegno, assunto dal Governo e dalla maggioranza affinché il disegno di legge presentato su questa materia venga discusso rapidamente, valutato dall'Assemblea in tempi più che rapidi e concluso, debba essere rispettato e noi vigileremo affinché ciò avvenga.
Questo infatti rappresenta uno degli elementi su cui - se leggete i giornali di oggi possiamo averne un'ulteriore conferma - le democrazie di questo nostro Continente hanno capito che ci sono elementi di valore, non soltanto civico e civile, ma anche economico e strutturale, che vanno salvaguardati.

Da questo punto di vista, l'ambiente in cui si sviluppa la vita e l'attività umana è uno di questi. (Applausi del senatore Fernando Rossi) .

 

AttivitàEmailChi è