Intervento di Salvatore Bonadonna.
Senatore eletto di Rifondazione Comunista, Vice Presidente della Commissione Finanze e Tesoro del senato PRC-SE e responsabile del Dipartimento Mezzogiorno di Rifondazione Comunista – Sinistra Europea
SENATO DELLA REPUBBLICA 161a SEDUTA PUBBLICA
Discussione di mozioni e svolgimento di interpellanze e di interrogazioni sulla vicenda vice ministro Visco-Guardia di finanza
Discussione
BONADONNA (RC-SE) . Signor Presidente, credo vi siano davvero momenti in cui, per gli eletti, rappresentanti del popolo, per i parlamentari, il senso di fedeltà e di rispetto delle istituzioni che non sono di nessuno di noi, ma di tutti, dovrebbe prevalere sul legittimo interesse di parte a sviluppare la lotta politica. Anche la discussione fin qui svolta stamattina mi pare che neghi sostanzialmente questo ed i colleghi dell'opposizione, che capisco, nello spirito di sviluppare l'opposizione al Governo non si fermano, neppure di fronte al rischio, non soltanto paventato ma persino perseguito, di determinare il crescere, un montare di un presunto conflitto istituzionale e di una crisi, spingendo questa fino a punti di rottura, incuranti dei guasti che ciò può produrre non su una parte o sull'altra, ma sull'assetto democratico della società civile.
Anche attraverso i talk show si sta in qualche misura determinando una situazione paradossale, quasi che ci sia l'illegittima azione di un Governo a salvaguardia e a difesa di interessi inconfessabili. Stiamo parlando però di fatti che sarebbero avvenuti - anzi si dice che sono avvenuti - un anno fa, dei quali allora evidentemente non si era valutata la gravità come si è fatto oggi.
Peraltro, se si segue la dinamica descritta dal quotidiano che ha riaperto la questione, cioè «il Giornale», anche utilizzando le dichiarazioni del generale Speciale si scopre che egli ha passato al vice ministro Visco, per ordinaria consultazione - non so se è uso fare così, se si è sempre fatto così; sembra di sì, comunque, se ho capito bene, anche ieri sera il generale Speciale ha detto in trasmissione che si tratta di una normale azione di consultazione e di rapporto corretto tra il potere politico e il vertice militare - l'elenco di alcuni trasferimenti nell'ambito di ordinari avvicendamenti e spostamenti.
A questo punto il Vice ministro chiede tempo per prendere cognizione e fa poi sapere al generale Speciale che, previa consultazione con alcuni vice comandanti, si potrebbe coinvolgere nella movimentazione alcuni ufficiali, dirigenti e quadri di Milano e della Lombardia. Da quello che si legge sempre sullo stesso giornale, il generale risponde che questo sarà fatto: comunica l'elenco, però avvisa la procura di Milano e sollecita una presa di posizione, quasi a voler significare che il trasferimenti degli ufficiali fosse rivolto a depotenziare la capacità di indagine. In questo contesto, malgrado i chiarimenti forniti, e acquisiti dalla procura, i trasferimenti comunque non hanno luogo.
Non risulta dalle stesse fonti che ci siano state manifestazioni particolarmente eclatanti da parte del ministro Visco a fronte del fatto che i trasferimenti non siano avvenuti ed è strano che la denuncia di pressioni indebite, addirittura di minacce, venga tirata fuori un anno dopo e il generale non ne faccia oggetto di una specifica e formale denuncia, come preciso dovere e anche diritto: se una persona è sottoposta a un'indebita denuncia ha il dovere e il diritto di denunciare. Perché aspetta un anno? Perché non succede niente? Perché viene fuori su «il Giornale»?
Ora non siamo in presenza, come qui si sta dicendo in questi giorni, di un conflitto tra poteri dello Stato, come sembra voler adombrare il presidente Fini e quanti tentano di alimentare una vera e propria crisi istituzionale con il coinvolgimento perfino del Capo dello Stato. Ennio Flaiano ancora una volta ci avrebbe aiutato, dicendo che la situazione è davvero drammatica ma non seria. Siamo un sistema politico fragile, investito da un turbine di accuse e sospetti, di fronte a un crescere vorticoso di queste accuse, che si sviluppano sul piano mediatico e che non trovano rispondenza ma che determinano un comportamento che evidentemente risulta assolutamente insostenibile da parte del generale Speciale.
Oggi in 6 a Commissione discuteremo e penso voteremo una risoluzione relativa all'atto di indirizzo sulla politica fiscale del vice ministro Visco. Lo faremo sulla base di una serie di consultazioni di tutti i soggetti interessati, compresa la Guardia di finanza. Anche il collega Eufemi ne ha parlato poc'anzi.
Ebbene, posso garantire che in Commissione abbiamo svolto un lavoro estremamente attento, per capire se vi fossero situazioni di debolezza, di carenza di personale, di difficoltà operative, di problemi politici e funzionali che portassero a contrastare quell'atto di indirizzo. Quella sarebbe stata l'occasione per evidenziare eventuali problemi, ma il generale Speciale non è venuto a dirci che la Guardia di finanza si trovava in seria difficoltà a sviluppare la propria azione a causa delle sollecitazioni del Ministro. Il generale Speciale non ci ha detto niente di tutto questo.
Nell'atto che oggi sarà posto in votazione, si precisa che la Commissione ha apprezzato il lavoro svolto dalla Guardia di finanza, ha sostenuto l'esigenza di maggiori risorse, anche umane, di nuove tecnologie, di aggiornamento professionale ed ha criticato limpidamente l'azione dell'Agenzia delle entrate, che non ha proceduto alla chiamata degli idonei nella graduatoria dei concorsi.
La Commissione, quindi, ha agito senza paraventi, senza paraocchi e avrebbe certamente preso in considerazione eventuali rilievi e sottolineature da parte del generale Speciale, che però non sono pervenute. Evidentemente, la Commissione del Senato della Repubblica non è ritenuta sede idonea per segnalare eventuali conflitti tra il capo della Guardia di finanza e il Governo, a meno che non si ritenga che si tratti di questioni private o che “il Giornale” sia la sede migliore per esprimere un conflitto di questo tipo.
Credo che bene abbia fatto il Governo, da una parte, ad operare con il senso di responsabilità del ministro Visco e, dall'altra, a tagliare un nodo che non era possibile sciogliere, come quello di Gordio.
Tutti i retroscena a cui si allude, anche nella discussione odierna, non costituiscono materia che interessa a noi di Rifondazione comunista. Su quelle vicende (Unipol, BNL e così via), la nostra posizione è stata chiara quando i fatti erano in discussione e quindi non abbiamo nulla da recriminare o da ripetere.
Penso che, prima si chiude questa vicenda, anche con il dibattito di oggi, e si riconferma l'unità della maggioranza e il sostegno all'azione del Governo, prima si potrà riprendere un lavoro che è necessario fare nell'interesse dei cittadini, che attendono risposte concrete. (Applausi dal Gruppo RC-SE) .
Essendo scaduto il tempo a mia disposizione, Presidente, chiedo di poter consegnare agli atti il testo del mio intervento.
(Pomeridiana)
Dichiarazione di voto
RUSSO SPENA (RC-SE) . Signor Presidente, con riferimento all'attacco che le destre hanno mosso nei confronti del Governo e agli insulti rivolti al ministro Padoa-Schioppa, a cui va la nostra solidarietà (Applausi ironici dai banchi dell'opposizione. Voci ironiche: «Bravo!») , ricordo che un grande concittadino mio e anche del senatore D'Onofrio diceva: «Ogni limite ha una pazienza». Lo diceva Totò.
Ecco, Ministro: ogni limite ha una pazienza. Quindi, l'attacco rivolto con toni violenti e con argomenti spesso mortificanti, come abbiamo visto oggi e che i telespettatori hanno potuto notare, è una pagina aspra, dura, preoccupante della vita del Parlamento italiano.
Le destre alimentano e coprono politicamente sottofondi bui della nostra Repubblica, loschi figuri legati ai servizi deviati; utilizzano agenzie di spionaggio private, che lavorano insieme ad autorità pubbliche in attività illegittime (questo sta dimostrando); incostituzionali centrali di sovversione di poteri forti. È un armamentario che, purtroppo, la storia della democrazia italiana ha conosciuto e che riemerge torbidamente in una fase di difficoltà, di crisi del Parlamento e della partecipazione democratica. Si tenta di trasformare la politica, il Parlamento in inerti appendici di poteri forti, di cui vediamo solo la punta dell' iceberg , ma che sotto la superficie nascondono agenzie di spionaggio private, di intercettazioni, di sofisticate ed il legittimo uso della tecnologia. (Applausi ironici dai Gruppi FI, AN, UDC e LNP) . E voi tutti lo sapete!
Sono le destre a creare, quindi, la vera emergenza democratica; come, del resto, nella scorsa legislatura (lo dico a chi sembra avere poca memoria), alimentati dal Governo Berlusconi, assistemmo agli spettacoli tristi (e, per certi versi, grotteschi) della Commissione Mitrokhin, che indagava - figurarsi - sul fatto che Prodi fosse o meno un agente del KGB o della Commissione Telekom-Serbia. Pagine tristi ho detto: chi non ricorda le vicende di Scaramella e di tanti suoi amici faccendieri e spioni?
Il nostro allarme democratico è forte, perché si vuole iniettare nelle persone il veleno dell'insicurezza, della paura, della impossibilità di essere governati. Si avvelenano i pozzi, signor Presidente (Commenti dei senatori Storace e Baldassarri) , che sono poi i pozzi dell'intera società, per deprimere la partecipazione e far emergere populismo plebiscitario. È questo il vero senso della «spallata», che, ancora una volta, tenta Berlusconi e che noi oggi respingiamo, come ha ricordato la senatrice Gagliardi nel dibattito.
E Berlusconi, il grande teorico dell'evasione fiscale, attacca Visco, che considera simbolo della lotta all'evasione fiscale. Pagare tutti le tasse per pagare meno è, evidentemente, una concezione lontana da coloro che hanno costruito la politica fiscale sui condoni, sul rovesciamento della progressività costituzionale, facendo pagare meno tasse a chi più ha.
Anche questa è una questione democratica: di fronte ad un'evasione fiscale, contributiva, a cui si accompagna l'elusione, che è 14 volte più alta della media europea (sono indagini ufficiali europee), che equivale annualmente a più finanziarie, che è furto di risorse nei confronti delle classi popolari, che è abbattimento dello Stato sociale e dei servizi pubblici, spingere allo sciopero fiscale, come ha fatto ieri Berlusconi (salvo poi vergognarsene e ritirare le sue affermazioni, ma aveva parlato in diretta televisiva, quindi lo hanno sentito tutti: Berlusconi ha chiamato allo sciopero fiscale), è un attacco allo stesso spirito pubblico costituzionale, al contratto sociale che è alla base della comunità e della Nazione! (Commenti dai banchi del centro-destra) . La Guardia di finanza in questo ambito assume, quindi, un ruolo prioritario, come ha già detto il senatore Bonadonna.
Personalmente ho sempre ritenuto che la Guardia di finanza andasse smilitarizzata e condotta ad un livello massimo di specializzazione; ma ne apprezziamo comunque il ruolo, la funzione, l'operatività. Pensiamo che occorra rispettare con rigore il dettato costituzionale, che ricordo, come ha già fatto il Ministro, a chi lo ha dimenticato: «L'ordinamento delle Forze armate si informa allo spirito democratico della Repubblica».
Il potere militare, nella sua autonomia, è subordinato al potere civile democraticamente eletto dai cittadini: dunque al Parlamento, alla rappresentanza popolare che lo elegge e quindi al Governo. È evidente che fra il Governo e il generale Speciale si è rotto un rapporto di fiducia. Se il Governo si rende conto che il responsabile di un corpo militare ha commesso errori gravi o atti che ledono il rapporto di fiducia istituzionale, è suo dovere rimuoverlo. Il nostro voto è quindi un atto di fiducia in questo Governo affinché vada avanti, ritrovando una «connessione sentimentale» - come avrebbe detto Gramsci - con il suo popolo.
Il Governo sfuggirà agli agguati berlusconiani solo se crescerà il suo consenso sociale. Signor Ministro, il Governo è debole; se il popolo dell'Unione soffre, si passivizza, si frantuma, si astiene (come ha fatto nelle recenti elezioni amministrative in quartieri operai, proletari, popolari). Il nostro popolo si attende dal Governo segnali precisi di «risarcimento sociale»; la domanda è alta, qualificata, sacrosanta, dopo anni di sacrifici, anni nei quali la centralità del lavoro è stata messa in un cono d'ombra. Occorre un'inversione di tendenza, una redistribuzione delle risorse. Se lo aspetta chi non arriva a fine mese con lo stipendio o con la pensione, chi paga affitti o mutui impossibili, chi non regge più la tensione (pensate ai giovani), il furto di futuro provocato dal non sapere mai se il mese successivo ci sarà lavoro oppure no.
Il Governo ha modo e tempo per recuperare. Ma deve fare, da subito, scelte decise; a partire dal Documento di programmazione economico-finanziaria e dall'impostazione della nuova finanziaria. Lotta alla precarietà, aumento delle pensioni basse (non solo minime), salari, stipendi, condizioni di lavoro, salario sociale per ragazze e giovani disoccupati sono alcune delle priorità immediate da iscrivere nell'agenda del Governo; insieme alla tutela dell'ambiente, dei servizi, fondandosi sul paradigma dei beni comuni (acqua pubblica, salute, istruzione, formazione, come griglia di ricostruzione di una più complessa socializzazione).Non possiamo sottovalutare la situazione: la crisi della politica è ormai crisi della rappresentanza; vi è un vuoto politico generale, in Europa e in Italia, ma vi è un vuoto politico grande a sinistra. (Commenti dai banchi del centro-destra). Questo vuoto politico deve essere colmato da una nuova soggettività organizzata, da una forza di sinistra, in forma confederata, io penso, che unisca le forze, politiche e sociali, delle sinistre alternative. Un percorso, finalmente, di unità, non più di divisioni e frantumazioni, come troppe volte la sinistra ha subìto.
Riteniamo che questa sia un'operazione socialmente indispensabile, ma anche di straordinaria innovazione e cultura politica. Vogliamo costruire una sinistra unita, che affronti i grandi temi del lavoro, della condizione di vita, della democrazia, a partire da una legge elettorale che contenga, tra l'altro, come punto qualificante, l'equilibrio della rappresentanza di genere (un uomo, una donna; una donna, un uomo): questa è l'unica vera democrazia.
Oggi respingiamo l'attacco strumentale delle destre proprio perché, già da domani, governo e maggioranza possano attuare il programma dell'Unione. È questo l'impegno del Gruppo Rifondazione Comunista-Sinistra Europea. (Applausi dai Gruppi RC-SE, Ulivo, SDSE, IU-Verdi-Com e Misto-IdV. Congratulazioni).