Intervento di Salvatore Bonadonna.
Senatore eletto di Rifondazione Comunista, Vice Presidente della Commissione Finanze e Tesoro del senato PRC-SE e responsabile del Dipartimento Mezzogiorno di Rifondazione Comunista – Sinistra Europea
SENATO DELLA REPUBBLICA 182a SEDUTA PUBBLICA
Discussione del disegno di legge: (1485) Norme fiscali per l'ammortamento degli immobili ed in materia di rimborsi IVA per le automobili
Esame degli articoli
ZUCCHERINI (RC-SE) . Signor Presidente, intendo sollevare la medesima questione, non essendo il solo ad aver votato rosso e ad essere stato registrato come non partecipante al voto. Lascio questa dichiarazione agli atti del Senato.
SODANO (RC-SE) . Signor Presidente, io credo che questo nostro intervento alla ripresa nasca da una constatazione che è stato possibile fare soltanto durante la sospensione a seguito di una lettura dei tabulati. Senza procedere ad una loro lettura, né il senatore Battaglia poteva rendersi conto di alcuni assenti votanti, né tanto meno noi potevamo sapere che due senatori, come il collega Zuccherini e il senatore Colombo, che sicuramente avevano espresso il loro voto, perchè avevamo visto con i nostri occhi le luci rosse delle loro postazioni accese, non risultavano aver partecipato alla votazione.
Ebbene, da una verifica si evidenzia, in particolare nel caso del senatore Zuccherini, un elemento relativo al sistema elettronico che lascio alla valutazione della Presidenza.Con riferimento alla postazione del senatore Zuccherini, infatti, la luce rossa è accesa - abbiamo rivisto le immagini registrate - e si spegne nell'attimo in cui lei dichiara chiusa la votazione. I tecnici possono confermare quanto sto affermando.
Allora, è evidente che, quando una votazione si chiude con un risultato di 152 a 150, è questione che non riguarda soltanto la maggioranza, ma è questione sollevata a garanzia di quest'Aula. Se un meccanismo o un sistema non funzionano vanno verificati. Lascio soltanto questo argomento alla riflessione della Presidenza.
Dichiarazione di voto
BONADONNA (RC-SE) . Signor Presidente, quando un'Aula del Parlamento approva un emendamento, ancorché non condiviso dalla maggioranza e con i problemi di registrazione del voto che sono emersi, la cosa più elementare è prendere atto che c'è stato un risultato non desiderato, non previsto, né desiderabile; questo è già abbastanza.
Vorrei però far notare, non soltanto alla maggioranza e tanto meno all'opposizione, che se su un provvedimento di questo tipo insistiamo a marcare prevalentemente - per non dire esclusivamente - gli interessi politici di parte, la possiamo raccontare come vogliamo, possiamo infiocchettarla, dire che di volta in volta c'è un pezzo di una categoria che può apparire favorito e un altro che risulta penalizzato; possiamo dire di avere aggravato il deficit di previsione di entrata o il deficit di spesa pubblica di un “x” o di un “x” più un “y”; possiamo utilizzare anche questo argomento per dire che i conti fatti da questo Governo sono sbagliati e le previsioni saranno disastrose.
Tuttavia, una cosa è certa, vale a dire che l'articolo 1, che era stato votato in Commissione, prevedeva la possibilità per gli imprenditori e i proprietari di aree agricole e fabbricati di poter calcolare l'ammortamento su questi beni, mobili e immobili, con un meccanismo capace di costituire, da una parte, una risposta positiva a una sollecitazione in questi termini omogenea da parte dell'Unione Europea, che indica un criterio di ammortamento; dall'altra, consentire la separazione della valutazione dell'edificato dalla valutazione del terreno, ovviamente rappresentava un beneficio per il proprietario, che era assolutamente previsto, prevedibile e quantificabile.
Con l'approvazione dell'emendamento sostitutivo abbiamo determinato una condizione per la quale ciò che può andare, o potrebbe andare, in teoria, a beneficio di una parte di cittadini, viene pagato dall'insieme dei contribuenti. Per carità, Presidente, se c'è qualcosa che non va sono pronto a discuterne!
Voglio far notare che con l'approvazione di quell'emendamento si è disposto che: «A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge, la ritenuta unica sulle vincite al lotto, di cui all'articolo 1, comma 488, della legge n. 311 del 2004 è aumentata dal 6 per cento al 13 per cento». Può essere condivisibile prevedere di aumentare di sette punti il prelievo sulle vincite al lotto, se non fosse che, essendo il meccanismo del lotto convenzionato tra lo Stato e le società, si determinano problemi a catena di cui le società convenzionate non si fanno carico e non intendono ovviamente farsi carico.
Credo pertanto che non si tratti di una questione che riguarda soltanto la maggioranza o l'opposizione, ma di cui, invece, tutti insieme dovremmo farci carico. Se per caso, poi, dovessimo approvare anche l'emendamento sostenuto dal senatore Girfatti, ci troveremmo nella condizione di doverne assicurare la copertura, riferendosi alle costruzioni che costituiscono pertinenza o comproprietà degli immobili, di cui all'articolo precedente, con un ulteriore incremento del prelievo sulle vincite al lotto dal 6 al 10 per cento, cioè di altri quattro punti.
Ci rendiamo conto, dunque, che, finché si tratta di un emendamento attraverso il quale ciascuno di noi gioca su una legge per poter negoziare politicamente un determinato risultato, queste previsioni, che pur non sono ragionevoli né razionali, possono trovare una giustificazione politica molto forte e consolidata. Tuttavia, nel momento in cui sappiamo che il vero problema e la questione politica alla quale tutti noi rivolgiamo l'attenzione è esattamente il pronunciamento da parte della Commissione bilancio su quei sei o sette emendamenti in sospeso, vorrei invitare anche i colleghi dell'opposizione a confrontarci sul merito di tali questioni.
Tra questi emendamenti ve ne sono anche due che chiamano in causa direttamente gli studi di settore su cui tutti insieme abbiamo discusso, al di là delle posizioni diversificate, con l'intenzione e l'obiettivo di arrivare ad una revisione della norme adottate in precedenza, che avevano suscitato una reazione legittima da parte delle categorie e che, a fronte delle intese raggiunte tra le associazioni ed il Governo, possono trovare negli emendamenti sui quali la 5 a Commissione ed il Governo si pronunceranno appena possibile una traduzione in norma cogente esigibile da parte delle categorie interessate.
Chiedo quindi ai colleghi, indipendentemente dal fatto di trovarsi eventualmente in accordo o disaccordo sulle misure e sulle quantità indicate, di evitare di insistere su alcuni emendamenti che, a questo punto, costituiscono un diversivo politicamente legittimo, ma efficientemente infruttuoso o, anzi, dico di più, dannoso.
BONADONNA (RC-SE) . Scusate, ma perché il collega Eufemi è stato ascoltato e non volete ascoltare me?
Vorrei interloquire con il collega Eufemi, anche perché questo argomento, oggetto del suo emendamento, è stato già discusso in Commissione in maniera molto approfondita. Tra l'altro, il collega Eufemi sa che, su un tema come quello dell'edilizia residenziale pubblica, c'è una sensibilità particolare.
Nel merito, abbiamo ragionato sull'opportunità che un argomento di questa natura, invece di essere collocato forzosamente nel provvedimento al nostro esame, trovasse una collocazione più adeguata, magari nella prossima legge finanziaria, anche perché è noto che, in riferimento ad essa, si sta discutendo di misure legate al trattamento fiscale della casa, quindi della politica della casa. Si sta discutendo ad esempio dell'ICI, delle modalità con cui tassare o detassare gli affitti, con cui favorire i conduttori, oppure i proprietari di alloggi che mettono le abitazioni sul mercato, anche quelle che hanno subìto ristrutturazioni edilizie e per le quali il contribuente ha già beneficiato della detrazione del 36 per cento.
Credo pertanto che, coerentemente e correttamente, una norma di questo tipo dovrebbe trovare collocazione adeguata nell'ambito di quel provvedimento. In questo modo, invece, diventa una disposizione una tantum , che non ci consente di esprimere una valutazione adeguata per capire l'ammontare del patrimonio eventualmente coinvolto da questa operazione, la quota di questo patrimonio relativa al mercato della locazione e quella riguardante il patrimonio di edilizia residenziale pubblica che eventualmente può rientrare (positivamente e produttivamente, da questo punto di vista) in quei 20.000-25.000 alloggi di edilizia residenziale pubblica sovvenzionata. Secondo i censimenti fatti dal Ministero della solidarietà sociale, risulta che tali alloggi sono liberi e necessitano di interventi, quindi possono coerentemente essere finalizzati a risolvere almeno in parte il problema dell'emergenza abitativa.
Se invece di fare questo ragionamento, cogliamo soltanto l'occasione per rendere tale argomento oggetto di polemica politica, per compiere un trasferimento dei benefici legati alla ristrutturazione edilizia, invece di realizzare un'operazione socialmente rilevante e commendevole, finiamo con il compiere un'operazione di piccolo cabotaggio.
So per certo che la sensibilità del collega Eufemi coincide sostanzialmente con la mia. Capisco che ci sono ragioni di battaglia politica che determinano un irrigidimento di questa posizione; ma come si fa, collega Eufemi, a sostenere l'emendamento al nostro esame, che è collocato in maniera casuale, random in un provvedimento di questo tipo? Penso che invece potremmo trovarci dalla stessa parte, nel sostenere una misura sulla politica abitativa, sugli sgravi per l'edilizia residenziale pubblica, sulle agevolazioni per coloro che mettono la casa in affitto e per gli inquilini che pagano affitti assolutamente esosi e quindi potremmo, da parte di quest'Aula, dare una risposta positiva a una parte della popolazione che aspetta dei benefici.
In questo modo, noi non diamo risposta alcuna a questa area, socialmente rilevante, che vive il problema dell'emergenza abitativa. Riteniamo, invece, di metterci l'anima in pace e di salvare la nostra coscienza perché abbiamo realizzato un'operazione di trasferimento di alcune quote di agevolazioni fiscali che, da coloro che hanno ristrutturato le case, passano a coloro che dovessero successivamente utilizzarle.
Chiedo al collega Eufemi, proprio in quello spirito di collaborazione e dello scambio registrato in Commissione, di ritirare questo emendamento e di discuterne assieme in una sede nella quale questa materia trovi un terreno propizio di collocazione. (Applausi dal Gruppo RC-SE e del senatore Nieddu).