Intervento di Salvatore Bonadonna.
Senatore eletto di Rifondazione Comunista, Vice Presidente della Commissione Finanze e Tesoro del senato PRC-SE e responsabile del Dipartimento Mezzogiorno di Rifondazione Comunista – Sinistra Europea
SENATO DELLA REPUBBLICA 240a SEDUTA PUBBLICA
Discussione congiunta dei disegni di legge:(1818) Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2008 e bilancio pluriennale per il triennio 2008-2010 (1817) Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2008)
ALBONETTI , relatore sul disegno di legge n. 1818 . Signor Presidente, prima di svolgere la relazione, intenderei aggiungere il mio voto tra coloro che hanno votato per garantire il numero legale anche da un punto di vista formale.
Onorevoli colleghi, il disegno di legge n. 1818 certifica la situazione dei conti pubblici a legislazione vigente. Quest'anno, esso recepisce indicazioni di lavoro e impegni scaturiti dal lavoro congiunto svolto dalle Commissioni bilancio di Camera e Senato con la fattiva collaborazione del Governo.
Come ho fatto in Commissione, voglio richiamare l'intervento svolto in quest'Aula lo scorso 3 ottobre dal ministro Tommaso Padoa-Schioppa che con soddisfazione dichiarava: «Il bilancio finalmente parla in lingua italiana e diventa leggibile per tutti» e si augurava che non fosse «lontano il giorno in cui il disegno di legge di bilancio (…) non abbia bisogno di una legge finanziaria che lo modifichi. Quel giorno indicherebbe che la legislazione implicante entrate o spese si è evoluta ordinatamente ed efficacemente nel corso dell'annata parlamentare, sicché la sessione di bilancio possa limitarsi a registrarne le implicazioni contabili».
Su queste parole del Ministro in Commissione, e spero anche questa sera in Aula, ho trovato larga condivisione. Ciò nonostante, è chiaro a tutti come la riforma della sessione di bilancio è tutt'altro che compiuta.
Il bilancio pubblico nel corso degli anni ha accumulato rigidità, incrostazioni, sedimenti che possono essere rimossi solo da una paziente opera di riordino legislativo, di snellimento delle procedure allocative e da una moderna capacità, allo stesso tempo generale e capillare, di attuare una revisione progressiva delle modalità d'impiego dell'intero ammontare delle risorse del bilancio.
Il presente disegno di legge, che salvaguarda lo schema giuridico previsto dalla legge n. 94 del 1997, riclassifica il bilancio in senso funzionale; al Parlamento offre una maggiore trasparenza sulle modalità con cui vengono impegnate le risorse dello Stato; alle singole Amministrazioni offre l'opportunità di ripensare la propria organizzazione.
Il bilancio per l'anno 2008 recepisce le indicazioni di parte di quel processo di riforma degli strumenti della manovra che riguardano specificamente la riclassificazione del bilancio e gli indicatori di performance . Tale processo è ancora in itinere . (Brusìo) .
PRESIDENTE. Mi scusi, senatore Albonetti. Colleghi, siamo all'inizio di una riunione impegnativa; vi prego di prestare attenzione e di non disturbare il relatore.
Prego, senatore Albonetti, prosegua.
ALBONETTI, relatore sul disegno di legge n. 1818. Grazie, signor Presidente.
Nella relazione pubblicata - che potete quindi leggere con pazienza - sono elencate le principali tappe di questo itinerario. Da esse emerge un quadro di iniziative orientate verso un medesimo fine: il potenziamento delle istituzioni tecniche e politiche sulla finanza pubblica.
L'avvio del processo è stato segnato da una volontà politica del Parlamento e del Governo. D'altro canto, i fatti mostrano quanto l'obiettivo comune sia stato partecipato e fatto proprio dalle amministrazioni pubbliche. Tenuto conto del breve arco di tempo, meno di otto mesi, si comprende anche il grado di intensità nella diffusione delle innovazioni; ciò fa ben sperare che si tratti di un impianto stabile, ormai innestato nelle amministrazioni pubbliche, e che sia quindi ormai un processo acquisito dalle istituzioni.
Lavorare per missioni (ne potrete riconoscere 34) articolate in programmi (sono 168) facilita la costruzione di chiari contesti di riferimento su cui misurare l'efficacia dell'azione politica e della spesa e quindi il monitoraggio di quest'ultima, almeno in una prospettiva di medio periodo.
Nella formazione del nostro bilancio e nella sua gestione il peso del formalismo legislativo appare oggi ancora eccessivamente vincolante rispetto alla presentazione e articolazione degli obiettivi politici, cioè al contenuto sostanziale. Anche semplici raffronti visivo-sinottici con gli strumenti di bilancio di uno Stato a noi comparabile, come la Francia, evidenziano nella scrittura dei documenti la prevalenza della forma sul contenuto, ciò a discapito in Italia di un più ampio coinvolgimento dei cittadini.
Per offrire alle colleghe senatrici e ai colleghi senatori interessati un primo e generale esempio di come può cambiare in positivo la lettura del bilancio, ricorrendo anche a semplici innovazioni grafiche, ho fatto predisporre due fogli riepilogativi delle entrate e delle spese delle amministrazioni centrali dello Stato, che rendono più semplice un primo raffronto sulle scelte operate e offrono un quadro riassuntivo dei compiti e degli impegni dello Stato. Questi fogli sono stati fotocopiati a parte a colori perché l'attuale organizzazione della documentazione del bilancio non consente, anche per motivi tecnici, di stampare e riprodurre tabelle allorché si presenta il bilancio in Parlamento. Anche i particolari ci raccontano quindi della strada da percorrere nell'ammodernamento delle procedure di costruzione e approvazione del bilancio.
Passare da un bilancio che ha per oggetto chi spende a uno che spiega soprattutto per quali politiche si spende significa introdurre sostanziali cambiamenti. Attualmente la riclassificazione del bilancio sembra essere potenzialmente in grado di conferire nuovamente sostanza al documento di bilancio, spostando la consueta attenzione rivolta alla finanziaria (che reca risorse incrementali al margine) verso lo stock complessivo della spesa.
Non mancano, come si è discusso anche in Commissione con il contributo fattivo dell'opposizione, ostacoli che minacciano di interrompere o far deragliare il processo. Il principale rischio, non possiamo nascondercelo, è di natura politica: la paternità (o maternità) della riforma. Infatti, se nelle precedenti riforme l'innovazione è stata condivisa da un ampio arco di forze parlamentari, l'elemento distintivo del processo in atto è la difficoltà a pervenire ad una tale unità di intenti, questo anche se si tratta di temi che hanno contenuto prevalentemente istituzionale, temi centrali per il buon funzionamento della democrazia, indipendentemente da chi governa. Si tratta di una riprova della difficile fase che attraversa la mai finita transizione italiana.
Un secondo ostacolo sulla strada della riforma riguarda i rapporti tra Parlamento e Governo. Le regole che guidano la formazione e l'approvazione del bilancio riflettono infatti l'equilibrio di potere che storicamente si realizza in materia di politica fiscale tra Parlamento ed Esecutivo.
La prima direttrice di riforma che data 1997 è stata attuata mediante una riorganizzazione del bilancio, che ha ridotto in modo significativo il livello di dettaglio della decisione parlamentare; si passò da circa 6.000 capitoli alle circa 1.500 unità previsionali di base di oggi, introducendo, al contempo, la distinzione tra bilancio politico e bilancio gestionale. Successivamente, l'attuazione della riforma non ha portato ad un equilibrio istituzionale stabile tra Parlamento e Governo.
L'emersione di un binomio flessibilità-riduzione di spesa e la concessione ai Ministeri di spesa di una maggiore flessibilità nella gestione delle risorse hanno costituito la contropartita delle iniziative di contenimento generalizzato della spesa.
Sono state poi introdotte gradualmente nell'articolato dei disegni di legge di bilancio e nella legge finanziaria norme di cosiddetta flessibilità volte ad istituire fondi speciali (fondi unici di investimenti, trasferimenti alle imprese, consumi intermedi, eccetera) che consentono altresì trasferimenti di risorse tra unità previsionali di base afferenti allo stesso stato di previsione. Tale flessibilità è stata presentata come condizione per la realizzazione e il consolidamento stesso dei conti pubblici in quanto strumento diretto a rendere più sostenibili le riduzioni di spesa operate. Tuttavia, la flessibilità non sembra avere incentivato le organizzazioni amministrative per ricondurre le amministrazioni pubbliche verso un uso migliore delle risorse, in linea con le priorità della maggioranza al Governo.
Oggi, la riclassificazione del bilancio riduce il grado di dettaglio della decisione parlamentare, ma consente contemporaneamente una maggiore trasparenza e consapevolezza delle scelte di spesa operate.
Ma la trasparenza in un bilancio non è tutto. Il bilancio alla nostra attenzione presenta ancora un alto livello di rigidità nelle scelte allocative che non consente una vera revisione della spesa e solo una minima politica redistributiva. Ne sono testimonianza diretta gli emendamenti presentati, soprattutto dall'opposizione, che si sono configurati più come un esercizio economico, per usare le parole del senatore e collega Vegas, che non una proposta politica alternativa, scontando, bisogna dirlo, una difficoltà oggettiva che ha frenato del tutto l'azione emendativa della maggioranza.
Nell'audizione del 9 ottobre la Commissione tecnica per la finanza pubblica riassumeva così i suoi rilievi critici: insufficiente coerenza tra strutture del bilancio, (programmi) ed organizzazione amministrativa; eccessiva frammentazione dei programmi tra più centri di responsabilità; eccessiva eterogeneità delle dimensioni dei programmi; impossibilità di rapportare direttamente alle missioni alcune norme di carattere trasversale (pubblico impiego, consumi intermedi).
Passando ad un'azione di scandaglio del documento (invito i colleghi che stanno ascoltando a seguire l'esposizione anche attraverso le tabelle), il primo risultato interessante emerge dalla ripartizione percentuale delle missioni sul totale della spesa. Si evidenzia così la percentuale delle spese totali destinate alle diverse politiche pubbliche dell'amministrazione centrale, con la doverosa considerazione che si tratta soltanto delle amministrazioni centrali e non di quelle locali.
Si sottolinea come il 17,28 per cento della spesa sia destinato al servizio del debito; il 22,09 per cento alle relazioni finanziarie con le autonomie locali; il 14,77 per cento ai trasferimenti agli enti previdenziali per la previdenza obbligatoria e complementare, mentre all'istruzione è destinato il 9,19 per cento. Ancora, il 5,31 per cento è destinato ai diritti sociali, la solidarietà sociale e la famiglia, solo lo 0,88 per cento alla ricerca e all'innovazione e solo lo 0,60 per cento alle politiche del lavoro. Un misero 0,01 per cento, infine, per la diversificazione delle fonti energetiche, che dice molto sullo stato delle nostre dipendenze estere per ciò che concerne l'approvvigionamento di energia.
Per quanto riguarda le entrate, anche queste presentate graficamente nelle due fotocopie che vi ho presentato, appare assolutamente apprezzabile la riclassificazione e le tecniche di costruzione del bilancio a legislazione vigente. Il bilancio fornisce in modo più trasparente gli strumenti conoscitivi per individuare, nell'ambito degli emendamenti complessivi del comparto delle entrate tributarie, la quota strutturale destinata ad avere effetti permanenti sul bilancio pubblico e quella riferibile invece ad andamenti positivi di natura puramente congiunturale, nonché, infine, la componente di entrata una tantum ovvero non ripetibile negli esercizi successivi.
Emerge, in sostanza, l'esigenza di rafforzare il raccordo tra la decisione di spesa delle amministrazioni centrali e quelle degli altri settori della finanza pubblica per grandi comparti di spesa. Con la riclassificazione del bilancio diventa, infatti, più evidente «l'asimmetria dei documenti di bilancio per la decisione di spesa» dovuta al fatto che il Governo ed il Parlamento fissano i confini dell'azione di un sottoinsieme di enti pubblici con il bilancio, mentre con la finanziaria, agiscono normativamente sul complesso più ampio delle pubbliche amministrazioni, al fine di rispettare gli accordi europei ed al di là delle norme aventi effetto sul complesso della pubblica amministrazione, concorrendo con le autonomie locali al risultato finale di saldo di finanza pubblica.
Nelle intenzioni del Governo la nuova struttura di bilancio dello Stato ha come obiettivo primario quello di rendere più diretto il legame tra le risorse stanziate e le azioni perseguite. L'obiettivo politico dichiarato è quello di far emergere «un quadro, ancorché articolato, volto ad una politica di risanamento finanziario e di crescita economica e sociale del Paese». Non mi sembra difficile concordare sul fatto che la chiarezza informativa sia migliorata, mentre sulla trasparenza dei contenuti occorre lavorare ancora.
Come detto, le funzioni informativa, allocativa ed esecutiva sono rese più chiare dalla nuova classificazione in missioni e programmi. Le missioni, che possono coinvolgere uno o più Ministeri, consentono di confrontare risorse di settore considerate sotto forma di macroaggregati (le 714 unità di voto) e profilano una rappresentazione sintetica della spesa pubblica. I programmi sono il punto focale della nuova riclassificazione del bilancio. Pur trovando fondamento normativo nell'attuale legislazione, riescono a rappresentare in modo più univoco, sintetico e trasparente le finalità dello Stato e consentono una più chiara rendicontazione delle attività realizzate con le risorse allocate. Essi dovrebbero consentire anche una più semplice ed efficace attività emendativa al Parlamento e, se consideriamo il numero totale degli emendamenti presentati, quasi 200, ciò è risultato sicuramente vero.
Sarà una rinnovata collaborazione istituzionale a fare sì che il percorso della riforma proceda. Se il quadro politico dovesse stabilizzarsi dopo l'approvazione dei documenti di bilancio, anche in questa legislatura si potrebbero produrre ulteriori e concreti risultati, in particolare migliorando ulteriormente la trasparenza del bilancio, prima garanzia per un maggior coinvolgimento democratico dei cittadini, sempre auspicabile e da perseguire come riconosciuto da tutti i Ministri nelle audizioni.
Voglio riconoscere all'opposizione un ruolo positivo: in tutti questi mesi e anche nelle ultime settimane, durante la discussione e l'approvazione in Commissione bilancio non ha fatto mancare il proprio contributo costruttivo al dibattito. In particolare il senatore Vegas, nel suo intervento - per il quale rimando al resoconto stenografico - ha riassunto la propria proposta di riforma e quella dell'opposizione. È un dialogo istituzionale, quello che prosegue, promosso con grande forza dal presidente della Commissione bilancio Morando e che ha trovato nel Ministero dell'economia e delle finanze ascolto, attenzione e proficua collaborazione.
Il Governatore della Banca d'Italia, nella sua testimonianza del 10 ottobre scorso, riconosceva come «la riforma del bilancio e l'avvio dell'attività di revisione della spesa, spending review , applicata presso alcuni Dicasteri (giustizia, infrastrutture, interni, istruzione e trasporti) vadano nella direzione di migliorare la qualità della spesa pubblica e di contenere il livello nel medio termine».
La Commissione tecnica per la finanza pubblica osservava: «Tali obiettivi richiedono un orizzonte temporale di alcuni anni. Va infatti considerato che un ciclo completo di analisi e di revisione della spesa pubblica non può che essere su base pluriennale».
Così, signor Presidente, colleghi senatori e colleghe senatrici, è con in mente questo orizzonte temporale che il disegno di legge n. 1818 può essere affidato formalmente all'attenzione e al giudizio del Parlamento non solo in quanto specchio dei nostri conti pubblici ma anche come aggiornato e sempre più efficace strumento di politica economica. (Applausi dai Gruppi RC-SE, Ulivo, IU-Verdi-Com e SDSE).
Discussione generale
BONADONNA (RC-SE) . Signor Presidente, siamo in una fase difficile, complicata e per certi versi anche interessante della vita politica, che per altri versi dovrebbe richiamare l'attenzione e la preoccupazione di tutti. Infatti, anche in passaggi cruciali della vita di un Paese, quando c'è un rapporto difficile tra i problemi aperti nella società e la capacità delle forze politiche di rappresentarle e mediarle, non c'è dubbio che in queste fasi si aprono spazi per soluzioni non sempre accettabili sul piano democratico.
Continuo a ritenere che se avessimo una maggiore capacità di confrontarci sul merito dei problemi e sul merito delle soluzioni e meno disponibilità ad affrontare le questioni dal punto di vista semplicemente dello schieramento politico, avremmo tutti qualcosa da guadagnare e avremmo fatto un passo avanti. Purtroppo, vedo, anche dall'avvio della discussione di questa sera, che non è così.
Sembra un paradosso: l'anno scorso eravamo in presenza di una manovra certamente pesante, su cui la mia parte politica ha avanzato anche alcune riserve, ma in qualche modo quella manovra interveniva in un quadro politico sostanzialmente stabilizzato o comunque con l'indicazione alla stabilità. Oggi siamo in presenza indubbiamente di una manovra leggera, che perfino - come noi auspicavamo - prevede alcuni interventi importanti di redistribuzione; però, tutto questo avviene in un quadro politico sfilacciato e contraddittorio.
Credo che questa manovra del Governo, quella che abbiamo già in parte definito con il decreto fiscale e che completeremo con la legge finanziaria e poi con il disegno di legge sul welfare , dovrebbe poter dare un quadro di recupero di stabilità e di apertura e rafforzamento di prospettiva alla maggioranza e al Governo.
Ciò non perché ci sia l'esigenza soggettiva o un bisogno soggettivo da parte nostra di stabilità, ma perché pensiamo che anche la necessità e la possibilità di determinare condizioni di avanzamento del sistema politico richiedono due elementi: una capacità di confronto sul merito delle cose e la capacità di superare la demonizzazione dell'avversario. Vedo invece che in questa fase tutto congiura verso l'attenuazione e l'abbassamento della capacità di confronto.
I relatori sul disegno di legge di bilancio e sul disegno di legge finanziaria hanno fatto del loro meglio per illustrare le ragioni ed anche per valorizzare - ci tengo a dirlo - il lavoro compiuto nella Commissione bilancio. Credo che sia un fatto importante e in questa sede bisogna dichiararlo.
In questa sede non si tratta di ragionare se è valida la certificazione della Ragioneria o quella che il Governo, per bocca e per firma di un Sottosegretario, dà di un atto. D'altra parte, se dobbiamo fare il confronto con le agenzie di rating , non mi pare che le esperienze di politica finanziaria internazionale di questo periodo depongano molto a favore dell'affidabilità di tali agenzie.
In questo disegno di legge finanziaria ci sono alcuni punti che vanno richiamati. Il maggior gettito fiscale, il cosiddetto extragettito, per il 2008 rappresenta una battaglia che abbiamo compiuto e l'hanno fatta le organizzazioni sindacali e un grande movimento di lotta dei cittadini e dei lavoratori. Il maggiore gettito fiscale per il 2008 sarà destinato alla riduzione delle tasse dei lavoratori dipendenti.
Fino a qualche tempo fa era soltanto la sinistra considerata massimalista ed estremista a sostenere che esiste una questione salariale nel nostro Paese; di recente abbiamo visto che anche il Governatore della Banca d'Italia si è convinto che così stanno le cose. Le imprese iniziano ad accorgersi che tale problema esiste. Il Presidente della Confindustria, malgrado i suoi numeri sull'antipolitica, si deve rendere conto che questo è un problema da affrontare e da risolvere.
Con questo disegno di legge finanziaria si apre la strada in una giusta direzione e penso che tale strada sia da perseguire. Se poi si aggiunge l'abrogazione o, per meglio dire, si è evitata l'introduzione dei ticket sulla spesa sanitaria e sulla diagnostica, tanto di guadagnato.
Se si è esclusa l'IVA per la fornitura gratuita alle ONLUS dei prodotti non commercializzabili, penso che sia un fatto socialmente apprezzabile. Finalmente si è creato un Fondo per il risarcimento di tutte le vittime dell'amianto. Sappiamo che non è sufficiente, però si è attivato, con 30 milioni di euro per il 2008-2009 e con 22 milioni di euro a decorrere per il 2010, un fondo che viene incontro a una situazione drammatica, che coinvolge decine di migliaia di famiglie.
Allora, perché sottovalutare questi aspetti? Perché non riconoscere che un voto unanime che quest'Aula aveva espresso perché l'Agenzia delle entrate fiscali, le agenzie fiscali e le amministrazioni dessero una risposta positiva ai candidati risultati idonei nei concorsi già espletati, trova nel disegno di legge finanziaria una soluzione che forse non rappresenta il cento per 100 di ciò che avremmo voluto, ma che apre una strada importante in questa direzione?
Non si può dire che è soltanto una questione che riguarda la precarietà. È una questione che riguarda un investimento nel settore finanziario, per cui l'assunzione di coloro che sono risultati idonei nei concorsi già espletati rappresenta la possibilità di rafforzare e qualificare la lotta all'evasione fiscale.
Abbiamo proposto e in qualche modo c'è una risposta importante sui costi della politica. Forse si poteva fare di più, forse si potrà aggiungere alla Camera dei deputati la cancellazione - penso sia giusto proporla - dei benefìci di cui godono ancora gli ex parlamentari. Penso che le condizioni di cui si gode da parlamentari debbano finire quando non lo si è più, la possibilità di poterne usufruire anche dopo non penso sia un fatto di grande eleganza.
Avverto invece una questione in questa finanziaria che ha un significato. Si dice che è particolare, è specifica, ma la sospensione delle esecuzioni forzose nei confronti degli imprenditori agricoli in Sardegna che non sono più nelle condizioni di pagare i mutui, e rischiano quindi di perdere le terre che hanno cominciato a pagare, è un segnale che in qualche modo è sotto osservazione e sotto critica una certa politica finanziaria ed una politica delle banche. L'intervento sui mutui non è certamente sufficiente di per sé, ma dà, anche in questo caso, il segnale importante che la politica si occupa di questi problemi.
C'è un intervento sul Mezzogiorno, è previsto un tetto agli stipendi dei manager pubblici. Capisco che possa venire il mal di pancia quando si affrontano questi argomenti, ma si deve anche sapere che siamo in presenza di un mercato alimentato artificiosamente.
Per concludere, esiste la questione relativa alla stabilizzazione dei precari nella pubblica amministrazione. Quando si parla di questo argomento si pensa sempre che essi rappresentano dei costi. Se facciamo i calcoli - e sfido chiunque a farli - vediamo che internalizzare i servizi che oggi vengono dati ai lavoratori in regime di affitto, ossia con il lavoro interinale, significa per la pubblica amministrazione risparmiare mediamente il 30 per cento.
Allora, noi guardiamo a questa finanziaria con una attenzione particolare. Pensiamo che essa possa rappresentare un elemento che rafforza la coesione nella maggioranza, che consenta comunque di fare una discussione anche all'interno della maggioranza ma che si misuri sul merito delle cose e non sui cosiddetti segnali di fumo che definiscono i rapporti tra le diverse forze e allontanano il Paese dalla politica. (Applausi della senatrice Brisca Menapace).
BRISCA MENAPACE (RC-SE) . Signor Presidente, componenti del Governo, colleghi, se dovessi dire sommariamente l'impressione che avevo avuto della finanziaria dell'anno scorso è che essa mi era parsa una di quelle eredità senza beneficio d'inventario che, quando ti arriva, mandi un memore saluto pensiero alla buon'anima e poi tiri su il bavero del cappotto perché piove e tira vento! Un evento, cioè, che devi sistemare, ma che non hai costruito.
La finanziaria di quest'anno - che considero un grande e significativo passo avanti - mostra incipienti segni di mutamento di orientamento. Sembra che noi siamo più capaci di governare gli eventi che si depositano in questo documento. Questo mi sembra politicamente assai significativo, anche se - ripeto - contiene soltanto segnali incipienti.
Mi soffermerò a sottolineare alcuni di questi: non occorre che parli della questione dell'amianto, su cui sono d'accordo, ed ancor di più lo sono sul fatto che uno degli incipienti mutamenti riguarda anche degli stanziamenti per l'uranio impoverito.
Presiedo la Commissione ad hoc e sono molto interessata al fatto che, sebbene non vi sia una risolutiva mole di mezzi e nemmeno ancora uno strumento legislativo che stabilisca i diritti e la loro reperibilità, vi è, però, un'attenzione che mi sembra significativa. Considero questo uno degli aspetti simbolicamente più significativi della inversione di tendenza, di cui parlavo. Quindi, su questo sono fortemente d'accordo.
Così come sono d'accordo anche in merito alla necessità di tener conto dell'occupazione femminile. Insomma, vedo una qualche fisionomia. Invece di vedere la mole di pezzi che abbiamo in qualche modo assemblato l'anno passato, ripeto, con questa idea di qualcosa che ci era caduta addosso, adesso si tratta invece di qualcosa che iniziamo noi a gestire e questo mi sembra un buonissimo segno.
Vorrei poi soffermarmi su un altro aspetto che mi interessa molto, e cioè sul fatto che la finanziaria sia scritta in modo da essere leggibile non punto per punto, ma per programmi e progetti, che vi sia una lettura narrativa. Sono molti gli scienziati che dicono che la caratteristica della scienza contemporanea è la sua narratività: è difficilissima nelle procedure e nelle formule che la rappresentano, ma le sue finalità e le sue caratteristiche sono narrabili.
Sembra che anche in questo documento, che appartiene a una scienza particolare, non alle scienze fisiche cui facevo riferimento prima, cominci a esserci qualcosa di simile. Cioè, non c'è soltanto la difficile tecnicalità di tutte queste informazioni, ma anche la possibilità di narrare alcuni elementi. Mi sembra un aspetto di grande interesse, se vogliamo usare il dibattito politico in Aula e fuori anche per aumentare un po' il livello di conoscenza dei meccanismi finanziari, che per la struttura classica delle nostre scuole non è particolarmente popolare; anzi c'è un analfabetismo diffuso (da cui naturalmente non mi traggo fuori, non è che faccia eccezione).
Mi sembra, quindi, che questo modo di scrivere la finanziaria rappresenti anche un mezzo di cultura e di pedagogia politica. Mi sembra importante, perché siamo capaci tutti a fare pedagogia politica su alcuni provvedimenti particolari, ma avere la possibilità di sviluppare una pedagogia politica su un provvedimento di tale importanza, quasi la colonna dell'azione di Governo, mi sembra molto importante. Sono pertanto interessata anche a tale aspetto.
Ciò posto, vorrei dire che nel bilancio che riguarda le spese militari qualcosa di più è stato fatto, però rimane tuttora aperto un problema che adesso descriverò in maniera molto sommaria. In Commissione difesa vengono esaminate prevalentemente le spese di esercizio e di gestione e, se anche aumentano, io voto a favore, perché non ho alcuna intenzione di lasciare che le divise cadano a pezzi o che i Carabinieri abbiano i copertoni lisi sotto le loro automobili. Le spese di gestione sono incomprimibili, anzi, quando c'è bisogno, io voto a favore perché i militari stiano meglio naturalmente, non ho nessuna odiosità personale nei loro confronti. Le spese per i sistemi d'arma, invece, non passano per la Commissione difesa, se non per essere in qualche modo ratificate, ma molto tempo dopo, perché sono considerate parte dello sviluppo.
Vorrei che si discutesse di questo problema e che perlomeno non se ne desse una lettura che una volta, con un linguaggio antiquato, che peraltro mi appartiene data l'età, si chiamava piattamente economicistica. Trattandosi, infatti, di armi non si può semplicemente dire che danno molto profitto. Noi produciamo molte armi leggere. Sul tema c'è un allarme diffusissimo negli Stati Uniti, c'è stato un referendum in Brasile, perché le armi sono leggere, ma le morti che producono sono pesantissime, riguardando prevalentemente i giovani. Il caso del liceo americano dove un ragazzino ha sparato contro suoi compagni è emblematico della diffusività di questo messaggio di morte.
Vorrei allora che riuscissimo ad avere un'attenzione meno unidimensionale in merito a questo tipo di spese, che riuscissimo a vederle nella loro tridimensionalità, a girarci intorno, che ne facessimo un discorso politico e non semplicemente economico-finanziario. Credo sia importante per riuscire a vedere in un documento finanziario tutta la sua complessità, anche etica. Non credo sia possibile continuare a considerare qualsiasi produzione di armi soltanto un beneficio economico. Non è possibile pensarlo e, al limite, rasenta l'incostituzionalità, perché aggira l'idea di ripudio della guerra, che significa in qualche modo anche ripudio di armi troppo offensive o di armi che vengono vendute a Paesi in guerra e quindi peggiorano la situazione di altre popolazioni come se niente fosse, perché si vendono bene.
In un'audizione in Commissione difesa i rappresentanti della Finmeccanica ci hanno detto che loro sono la colonna dell'economia italiana. Io gli ho chiesto: vi sembra possibile che l'economia italiana sia rappresentata soprattutto della vendita di armi? Mi hanno risposto, con grande innocenza: perché no? È la merce che noi vendiamo, siamo convinti che sia buona, la vendiamo bene. Non è possibile che sia questo il giudizio definitivo: io chiedo che su un episodio di questo genere si possa sviluppare qualche riflessione, marginale o introduttiva, su ciò che intendiamo per difesa, perché altrimenti non vi è la possibilità di formulare un giudizio eticamente significativo su una materia che è eticamente sensibile, e non si può proprio pensare che non lo sia in nessun modo.
Conclusivamente, mi piace su questa materia ricordare un motto di Tommaso d'Aquino, che suggeriva: distingue frequenter , distingui frequentemente quando ragioni, fai delle distinzioni. Mi piace molto, perché egli dice frequenter e non semper : è un ragionamento non voglio dire relativistico (non mi permetterei mai di attribuire al Dottore angelico una punta di relativismo), ma di saggezza politica, è un suggerimento etico-politico; non devi distinguere sempre, però frequentemente. Se introduciamo nel nostro modo di riflettere anche su questa materia il suo suggerimento, forse ne avremo dei vantaggi.
Non saprei dire tecnicamente come si potrebbe fare, ma mi interessa molto, dal punto di vista etico, ideologico, politico generale, che anche questo aspetto venga tenuto presente perché siamo oramai, dopo Niklas Luhmann, nell'epoca della complessità e la complessità non è riducibile senza che si vada ad una riduzione della democrazia, la complessità va gestita. Di conseguenza le rapide sintesi, i Governi allineati, coperti e militareschi, sono una forzatura violenta di una realtà che si rifiuta di essere letta in questo modo. Dobbiamo avere oramai delle capacità di coalizione e di intreccio, dobbiamo adoperare altri simboli, tra le molte attività umane, che non siano quelli della tattica, della strategia, dello schieramento (che è il linguaggio militare), oppure quelli dell'unica filosofia recente che abbiamo studiato tutti a scuola, quella cioè dell'hegelismo più o meno maturato e digerito.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ventucci. Ne ha facoltà.
VENTUCCI (FI) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, la costante di insicurezza economico-sociale che pervade la nostra società è il risultato di una instabilità politica per cui il presente in Italia è sempre condizionato da una situazione difficile, precaria e contingente a cui oggi si aggiunge una forma di fondamentalismo politico che annulla quanto di buono si è tentato di fare in ordine alle strutture del nostro Paese.
Per quanto riguarda la mia generazione, una quasi analoga situazione era presente negli anni Cinquanta alla fine del liceo, negli anni Sessanta all'università, e così via nei cinquanta governi che si succedevano con una statica dinamicità, tanto l'ossimoro era di moda, confortato perfino dalle convergenze parallele che riuscivano, però, ad allontanare l'ingerenza dell'estremismo.
Negli anni Ottanta, poi, con la riforma della contabilità di Stato è messo in evidenza un monstrum della nostra amministrazione statale che è il debito pubblico; una cifra impressionante che l'ipocrisia politica postbellica ha tenuto rigorosamente nascosta spendendo risorse che appartenevano alle future generazioni, con ignavia ed arroganza politica, ed aggiungo l'aggettivo “politico” ma i risultati attuali consiglierebbero di eliminarlo, se non altro per la decenza che dovrebbe coinvolgere chi ottiene un incarico pubblico sia elettivo o per cooptazione come avviene con alcuni membri del Governo.
Purtroppo si assume il compito di governare, e cito una recente affermazione di Cossiga, intendendo la politica non come metodo di Governo, ma come commedia del possibile.
Abbiamo superato quegli anni perché i cinquanta Governi della Prima Repubblica hanno goduto di una pubblica amministrazione del passato regime che aveva una cultura statalista che ben si adattava allo sforzo per la rinascita del Paese, impegnato a riorganizzarsi vuoi con ricette colbertiste o più recenti se riferite a quelle di sir Maynard Keynes.
Da qualche decennio quella pubblica amministrazione non c'è più e l'attuale è carente in più comparti con una confusione generale di cui i partiti, o le attuali organizzazioni partitiche, sono additati quali responsabili, e non in quanto residui di Tangentopoli, ma perché il partito si spezza, si frantuma, ma poi si ricostituisce nelle stesse forme di prima, con il sempre valido obiettivo di soddisfare il particolare dei pochi intricati nella gestione dello stesso, i quali poi affondano i loro interessi nei gangli amministrativi degli enti locali e dei loro derivati.
L'unica speranza è che l'elettorato, escluso da questo ignobile accadimento, quanto prima ne percepisca la disfunzione e si accorga che il particolare di alcuni è uguale a quello dei pochi ben organizzati, i quali lottano in uno stato di disagio ma si inseriscono non a raccogliere i frutti di un buon Governo, ma con la prospettiva di togliere agli altri quello che in qualche modo hanno accumulato o di cui godono come privilegio. È la guerra del niente, forse dei poveri, ma il nulla, in termini di soluzione economica, è quello che è scritto nei provvedimenti finanziari del Governo ed in particolare in questo al nostro esame.
La riduzione di quell'enorme debito pubblico che il commissario europeo Almunia ha stigmatizzato come fardello non intaccato da questa finanziaria, poteva essere un primo investimento a favore dei nostri giovani, defraudati nel passato delle loro risorse, e invece, con misura ascrivibile alla classica italica fantasia, si destina l'extragettito in disposizioni che lo polverizzano con giustificazioni, anche recenti da parte del Presidente del Consiglio, che hanno poco a che fare con l'economia con la lettera maiuscola.
La grande annunciata operazione dei tagli alla spesa non è altro che una leggera limatura di voci minori e tutto rimane immobile con il macigno della riforma del welfare che se non attuata, sconquasserà ancor più il debito pubblico.
L'estro poi del Ministro dell'economia toglie dalla manovra correttiva della situazione tendenziale alcune poste e le colloca nel bilancio del 2007 con il decreto oggi all'esame della Camera, sperando invano che le richieste piovute dall'estrema sinistra non venissero accolte perché prive di copertura. Una dissennata fiducia nella sua maggioranza che brucia 1,9 miliardi di spesa non coperta in termini costituzionali.
Avevamo bisogno di interventi strutturali, di provvedimenti che chiedessero sì sacrifici, ma colmi di speranza per risultati anche a lungo termine, a favore dei nostri giovani, del futuro dell'Italia. Non solo il niente; ma addirittura si tenta di annullare la possibile costruzione del ponte di Messina e si mette in pericolo la TAV, cioè lo sviluppo del Sud e della nostra economia.
Si confezionano, invece, piccole restituzioni, da elemosina, sia agli strati sociali più deboli sia alle imprese e per quest'ultime a saldo zero; e l'esperienza ci dice che quando si fanno simili operazioni queste sono gattopardesche, cioè furbate di cui l'economia non ha alcun bisogno, anche perché ci dovranno spiegare i meccanismi compensativi per evitare il precipitare ulteriore della nostra competitività, quando, nell'applicazione pratica, la riduzione dell'IRES risulterà fittizia in quanto viene allargata la base imponibile e avverrà che risparmia l'uno e paga l'altro a saldo zero.
Di contro c'è da notare che questo Governo ha migliorato la comunicazione, già efficiente quando era all'opposizione. Allora, prima delle elezioni del 2001, la sinistra cessò di governare cinque anni disastrosi, in cui si erano succeduti ben quattro Governi, annunciando che il rapporto deficit -PIL era dello 0,8 per cento.
L'attuale Presidente del Consiglio, qualche tempo dopo, come Presidente della Commissione europea, fu costretto a certificare che quello 0,8 per cento, in effetti, era il 3,2 per cento. E gli investimenti sulle opere strutturali che procuravano una uscita di cassa di quasi 35 miliardi di euro, 10 volte maggiori di quelli investiti dai quattro Governi precedenti, furono tacciati come generatori di aumento del debito pubblico e non come soluzioni strutturali di cui il Paese ha bisogno.
E concludo con la menzogna dello sfascio dei conti pubblici che consentiva di confezionare la finanziaria 2007 che andò a gravare il cittadino di un prelievo non necessario come ha dimostrato l'accumulo di un extragettito dissipato dal decreto sul tesoretto. Extragettito che, invero, è in parte dovuto alle norme della finanziaria 2006 del Governo Berlusconi, come si evince dalla nota depositata al Senato dal Ministro dell'economia e che, poi, è stato gestito con una strategia di occultamento contabile delle entrate sul quale il governo Prodi ha costruito i suoi interventi, al punto che il senatore Baldassarri, da sempre, lo addita quale falso in bilancio.
Tornando alla manovra finanziaria, il professor Monti l'ha definita un caleidoscopio: con un solo occhio si vedono piccoli cristalli variopinti che si scompongono e ricompongono per il niente, senza utilità alcuna.
Il vice direttore del quotidiano «la Repubblica», Giannini, coglie, nella sua onestà intellettuale, la sintesi della manovra: essa salva il Governo, ma non l'Italia.
Sono commenti che non attengono alla contrapposizione politica e mettono in evidenza che, ancora una volta, il potere pubblico è sotto pressione delle categorie che rappresentano l'interesse del particolare, a cui si aggiunge il comportamento dell'agire della sinistra che in ogni fase dell'azione di questo Governo ha cercato solo di valorizzare la concertazione come metodo di Governo.
Anche noi siamo impegnati a chiarire i costi della politica, a denunciare le storture e proporre rimedi; ma è sconcertante che con il classico effetto annuncio si usi una manovra finanziaria per proporre modifiche costituzionali che nulla hanno a che fare con lo sviluppo, le tasse, l'economia, peraltro uguali a quelle approvate dal precedente Governo e fatte respingere con referendum .
Voteremo contro questo provvedimento debole, preelettorale, con micromisure che invece di aumentare la crescita, la assottiglia sempre di più verso l'l,3 per cento stimato dal Fondo Monetario Internazionale. (Applausi del senatore Santini) .
CAPELLI (RC-SE) . Signor Presidente, non farò un intervento generale sulla finanziaria, ma mi soffermerò su alcuni aspetti cosiddetti specifici, anche se il settore dell'università, della ricerca e dei beni culturali fa parte di quei beni immateriali che costituiscono la novità della produzione del capitalismo post fordista.
Farò il bilancio fra una finanziaria e l'altra mettendo in luce - è una abitudine che considero sintomo di serietà - non solo i lati positivi che, per così dire, sono atti dovuti in coerenza con il programma, e sono ampiamente dimostrati nella finanziaria nel settore dello sport. In tale settore si fa spazio sempre più allo sport di cittadinanza, ossia a quello che nasce dai territori e che mette in secondo piano, anche se naturalmente i finanziamenti sono sempre abbastanza significativi, lo sport inteso unicamente come agonismo e come allevamento dei campioni. Ci sono stati aumenti di fondi per lo spettacolo e per i beni culturali, in particolare a favore del cinema italiano e di quello europeo, e sono stati previsti interventi a favore delle emittenti televisive locali.
Penso sia più importante mettere in luce, soprattutto in settori come quelli dell'università, della ricerca e della scuola, anche lo sforzo e il processo che essi vanno attraversando. In questa sede bisogna fare un atto di verità. In realtà, dalla finanziaria passata ad oggi non abbiamo saputo rispondere fino in fondo alle richieste impazienti del mondo della scuola, né trovare i canali per interloquire con i soggetti che l'abitano e che avevano in qualche modo sperato nel nostro programma.
Esiste dunque un problema di contenuti e di metodi. Nei contenuti siamo come in mezzo al guado: il cacciavite - la metafora che il ministro Fioroni ha indicato per modificare la legislazione morattiana - non basta e dove incide positivamente è poco visibile; nel metodo c'è una profonda separazione tra il Ministero e il Parlamento e tra il Parlamento e le scuole. Si rinnova quindi la tentazione pericolosa di cambiare senza passare per il dibattito parlamentare e senza il dovuto confronto.
Per questo motivo attribuisco grandissima importanza all'emendamento che Rifondazione Comunista ha ottenuto di inserire in questa finanziaria rispetto al testo governativo, emendamento con il quale abbiamo praticamente riscritto i commi 6, 7 e 8 dell'articolo 50, impegnando il Governo, da un lato, a ripristinare la prassi concorsuale per il reclutamento dei docenti e, dall'altro lato, a sottoporre al parere parlamentare il regolamento ministeriale che disciplinerà i nuovi concorsi per l'assunzione degli insegnanti, confermando l'efficacia nella graduatoria dei docenti precari già prevista dalla legge finanziaria dell'anno scorso per il proseguimento del piano triennale di 150.000 assunzioni. In questo frangente viene finalmente abrogato l'articolo 5 della legge Moratti.
Ma torniamo al contesto. Ci sono stati, in questo anno e mezzo, segnali di forte discontinuità ottenuti con estrema fatica e senza la dovuta valorizzazione politica, quasi a minimizzarne scientemente la loro portata di rottura con il passato. Parlo dei provvedimenti della finanziaria precedente, del decreto fiscale varato la settimana scorsa e anche di quello sulle norme urgenti per l'avvio dell'anno scolastico.
Di fatto è cambiato completamente il quadro ordinamentale e in parte il contesto economico e normativo della scuola italiana, grazie all'innalzamento dell'obbligo a 16 anni, al suo finanziamento, alle assunzioni dei precari, alla restituzione degli istituti professionali alla pubblica istruzione, alla sospensione della riforma delle superiori, alla copertura dei debiti pregressi nelle scuole, alle nuove modalità di pagamento di alcune tipologie di supplenze, all'abrogazione del mutamento che la Moratti aveva imposto alle elementari e al ripristino integrale del modello del tempo pieno. Ma da questa finanziaria ci si aspettava un compimento di queste riforme. Penso che l'eccessiva prudenza del cacciavite aumenta i pericoli di coazione e di ritorno all'indietro.
Sono presenti elementi di difficoltà all'interno di questo pezzo di finanziaria che riguarda la scuola pubblica. In particolare, non è sufficiente, anche in previsione dei 25.000 prossimi pensionamenti, la programmazione dell'assunzione degli assistenti tecnici e amministrativi. Così si avranno, non aumentando la quota delle immissioni in ruolo, almeno 15.000 addetti ancora precari.
Non ci sono risorse finanziarie per il rinnovo dei contratti dei pubblici dipendenti per il biennio 2008-2009 e quelle che ci sono coprono a stento le indennità di vacanza contrattuale.
Penso debba destare molta preoccupazione dal punto di vista sociale e anche, in ultima analisi, dal punto di vista della rottura del principio di solidarietà che ha regolato, non solamente la nostra Costituzione , ma anche particolari leggi, come la n. 104 del 1992, la legge quadro sulla disabilità, la misura contenuta nell'articolo 50 di questa finanziaria che programma la diminuzione dei docenti di sostegno. Perché questa diminuzione? Perché soprattutto abrogare la possibilità di derogare per casi particolarmente gravi, quindi di aumentare, in base alle necessità, i docenti di sostegno? La risposta è la stessa: l'obiettivo è il risparmio e tutto deve essere poi riversato nel risanamento.
Quindi, questa idea che la scuola, l'università e la ricerca siano settori in cui operare continuamente con forbici e bisturi significa negare nei fatti ciò che il programma dice, cioè che l'istruzione, la ricerca e i saperi sono diritti per tutti e la ricchezza vera e duratura delle Nazioni. Questa convinzione anima il lavoro quotidiano dei maestri e delle maestre, dei ricercatori, dei professori e degli studenti. È grave che non sia pratica operativa anche in quest'Aula.