SENATO DELLA REPUBBLICA 280a SEDUTA PUBBLICA
Ripresa della discussione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri
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GAGLIARDI (RC-SE) . Signor Presidente, all'inizio di quest'intervento vorrei fare, a nome di tutto il mio Gruppo, al senatore Cusumano gli auguri di un pronto ristabilimento. Non credo, però, che si possano sottacere gli episodi incivili testé avvenuti in Aula. Credo che il fatto che un senatore, un Capogruppo, arrivi ad aggredire in questo modo plateale un proprio compagno al termine di un intervento evidentemente sofferto e arriva a dargli del venduto semplicemente perché è leale nei confronti della maggioranza che lo ha eletto, sia qualcosa di sconvolgente.
Così come piuttosto sconvolgenti credo siano stati gli epiteti che il senatore Strano ha rivolto allo stesso senatore Cusumano, parlando di «checca squallida» e riferendosi a episodi e a vicende sulle quali forse faremmo meglio tutti a tacere.
Penso si sia trattato di un episodio veramente grave dal punto di vista della civiltà, della politica e persino delle relazioni umane e che sia stato raggiunto un limite che non andrebbe mai valicato.
Signor Presidente del Consiglio, noi voteremo con convinzione la fiducia che lei ci ha chiesto, non solo - come è ovvio, o come dovrebbe essere ovvio - per lealtà e senso di responsabilità politica e istituzionale, ma per due buone ragioni.
La prima è che giudichiamo grave, molto grave, l'apertura di una crisi nata fuori da queste Aule, fuori di una dialettica politica trasparente, sia quindi dal punto di vista politico che da quello democratico. Una forza politica si è sottratta alla partecipazione a questa maggioranza e si è collocata forse all'opposizione in termini che restano a tutt'oggi, anche agli occhi di analisti politici acuti, pochissimo trasparenti. Questa modalità ci riconduce direttamente al tema tante volte evocato e mai realmente affrontato della crisi della politica, di cui appunto continuiamo a parlare, ma che forse è venuto il momento di affrontare.
La seconda ragione, signor Presidente, è che, come lei sa bene, noi non manchiamo di rivolgere critiche anche profonde nei confronti dell'operato del Governo; per quanto noi, quindi, abbiamo spesso lamentato il fatto che il programma sottoscritto e votato dagli elettori sia stato frequentemente disatteso e spesso perfino tradito, siamo ben consapevoli che tutto quello che ci aspetta, tutto quello che avverrà dopo, se questo Governo non dovesse farcela ad avere la fiducia, sarà certamente molto peggiore.
Credo che il nostro Paese non abbia bisogno di vivere una fase di così grande inquietudine e preoccupazione.
In queste ore io stessa e, credo, ciascuno di noi stiamo ricevendo messaggi e sollecitazioni molto curiose: singoli individui o realtà collettive, spesso di lavoro, ci manifestano la loro forte preoccupazione per i rischi di caduta del quadro politico; sono magari le stesse persone o le stesse realtà che fino a ieri ci chiedevano il contrario. Credo che in questa richiesta ci sia la preoccupazione per un futuro che si prospetta, ahimè, molto peggiore del pur non splendido presente che stiamo vivendo. La preoccupazione per il futuro, la paura di non farcela e di andare incontro ad un ulteriore peggioramento della propria condizione concreta, delle proprie speranze e dei propri progetti sono alcune delle ragioni che ci spingono a sperare nel miracolo che quest'Aula stasera dia la fiducia a questo Governo.
Il punto che più mi sta a cuore e con il quale voglio concludere questo breve intervento è la questione della politica. Abbiamo di fronte il rischio evidente di un imbarbarimento della politica, oltre che di un distacco crescente tra quello che avviene nei Palazzi e la vita concreta e le speranze di molte persone. Non è un problema soltanto morale; anzi, forse non è neppure un problema morale. Credo che sia un problema di qualità della democrazia e di vitalità delle nostre istituzioni. In qualche modo, mi spingo ancora oltre: forse sono in gioco la civiltà e la razionalità della politica. In queste ore molti cittadini si interrogano su cosa sta succedendo, si domandano cosa potrà succedere e cosa c'è di razionale nella crisi politica che si è aperta. Cosa c'è di razionale nel fatto che è nato un grande partito, il Partito democratico, che soddisfa le aspirazioni e le speranze forse di molti milioni di cittadini? Questa nascita sta determinando e ha già determinato una gravissima situazione di instabilità politica.
Signor Presidente, voglio solo dire che questa battaglia per la civiltà, il risanamento, una nuova qualità della politica e, quindi, per una politica razionale noi comunque non l'abbandoneremo. (Applausi dal Gruppo RC-SE e della senatrice Mongiello).
GRASSI (RC-SE) . Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, senatrici, senatori, signori del Governo, credo sia importante approfondire da chi è stata causata questa crisi: formalmente da Mastella, in conseguenza di un'inchiesta giudiziaria rispetto alla quale non ci sarebbe stato un appoggio al Ministro e all'Udeur da parte dell'Unione; credo però che questa sia solo in parte la verità: ritengo che questa crisi abbia a che fare anche con il modo scriteriato con cui è stata gestita l'operazione politica di cambio della legge elettorale.
Non voglio certamente assolvere Mastella, l'Udeur e, più in generale, quella palude centrista che in questi mesi ha spesso messo in difficoltà il Governo: mi è del tutto chiaro che sono stati loro e non la sinistra a tirare la corda per impedire che il Governo realizzasse quei pur timidi segnali di cambiamento che erano contenuti nel programma. I poteri forti e non certo le istanze del movimento hanno cercato di condizionare le scelte del Governo: infatti, mentre nella finanziaria del 2006 e in quella del 2007 sono state stanziate ingenti risorse per le imprese e sono state aumentate le spese militari, la situazione economica di chi vive con un reddito da lavoro dipendente è peggiorata.
Da quando si è insediato il Governo Prodi, vi sono state tre grandi manifestazioni: nel novembre 2006, a Roma, contro la precarietà, nel febbraio 2007, a Vicenza, contro la nuova base americana, il 20 ottobre 2007, a Roma, per dire che il protocollo sul welfare andava cambiato. Ebbene, queste richieste hanno avuto una risposta negativa da parte del Governo. Ciò ha aumentato il malessere del nostro elettorato, che si aspettava dopo cinque anni di Governo Berlusconi un cambiamento.
Non siamo certo noi a sottovalutare le cose positive che questo Governo ha fatto, così come sappiamo che vi è una sostanziale differenza tra questo Governo e quello che lo ha preceduto. Mi riferisco ai risultati positivi in materia di lotta all'evasione fiscale. Ed è veramente inaccettabile ascoltare da Berlusconi, dopo che il suo Governo ha varato condoni, inneggiato all'evasione fiscale, peggiorato i conti dello Stato, lezioni su come dovrebbe essere governato il Paese. (Applausi dal Gruppo RC-SE) .
Detto questo, signor Presidente del Consiglio, noi oggi le rinnoviamo la fiducia, ma contemporaneamente le chiediamo di utilizzare le risorse che sono a disposizione per aumentare i redditi bassi. Sappiamo che lei è molto attento ai dati economici. Ebbene, non le saranno sfuggiti i dati dell'ISTAT dei giorni scorsi. Essi ci dicono che metà delle famiglie di questo Paese vive con meno di 1.900 euro e che il 15 per cento non arriva a fine mese. Avrà visto, signor Presidente, che anche nel nostro Paese, caratterizzato da una propensione altissima al risparmio, si è invertita la tendenza e aumentano le famiglie costrette a indebitarsi o ad allungare la scadenza del mutuo perché non riescono più a pagarlo.
All'inizio, comunque, dicevo che sono convinto che questa crisi è stata accelerata dal modo sbagliato con cui è stata gestita la partita della nuova legge elettorale. Lo avevo segnalato al Presidente della mia Commissione, al presidente Bianco. In questa situazione in cui il Governo al Senato si regge con pochi voti, voler imporre una legge elettorale che di fatto elimina partiti che sono essenziali per la continuità del Governo è stato, a mio parere, un atto di vero e proprio avventurismo politico. Perché non si è insistito sulla bozza Chiti, su cui vi era il consenso di tutta l'Unione? Perché Veltroni, prima di concordare un'ipotesi con la coalizione, ha aperto una trattativa con Berlusconi? Questa è l'origine della crisi.
La costruzione del Partito democratico, che con la sua nascita doveva servire a semplificare il quadro politico e a dare stabilità ai Governi, si sta dimostrando, al contrario, un processo che produce ulteriore frammentazione e una grave instabilità.
Per quanto ci riguarda, noi oggi riconfermiamo la fiducia, chiedendole di avviare un'azione di risarcimento sociale.
Non sono, invece, per nulla d'accordo, qualora quest'Aula non dovesse confermare la fiducia, che si dia vita ad un Governo tecnico o istituzionale. Un Governo istituzionale con anche le destre o un Governo tecnico che - come si legge oggi sulla stampa - potrebbe essere guidato da Draghi credo che aumenterebbe le difficoltà della sinistra, e di Rifondazione Comunista in particolare, nel rapporto con il proprio popolo. (Applausi dai Gruppi RC-SE, SDSE e del senatore Bulgarelli) .
Dichiarazione di voto
*CAPRILI (RC-SE) . Signor Presidente, veramente potrei richiamarmi agli interventi con cui i colleghi del mio Gruppo hanno motivato la fiducia che la sinistra cosiddetta radicale (e quest'espressione a me non è mai piaciuta, presidente Prodi) conferma nei confronti del suo Governo.
In questa occasione non devo rivolgere degli appelli alla sinistra, perché non è questa la sede, e neanche, se mi è permesso, una riflessione sul futuro di partiti che sono diversi dal mio. Noto, signor Presidente del Consiglio, solo di sfuggita che certo qualche suo amico poteva anche comportarsi diversamente e darle una mano più consistente nel portare avanti un Governo difficile come quello che lei ha presieduto in questi mesi.
Devo anche aggiungere che sono un po' preoccupato per come si è sviluppato il dibattito, perché delle due l'una: o le crisi di Governo si fanno a «Porta a Porta», oppure - lo dico al Presidente del Gruppo dell'UDC, che pure a differenza di me è un fine costituzionalista, mentre io non sono né fine, né costituzionalista - oppure si fanno in Parlamento.
Le crisi di Governo si sviluppano laddove il Governo ha ricevuto il mandato ed ha avuto la fiducia ad operare. Poi parlerò della poesia del senatore Mastella; ma quando un Governo ha ricevuto la fiducia ad operare da parte di una coalizione di partiti, uno dei quali si ritira, mi pare abbastanza normale che l'Esecutivo si rechi nuovamente in Parlamento per verificare se dispone ancora di quella fiducia.
E poiché, presidente Prodi, i numeri si stanno sviluppando nel corso di questo dibattito, prescindendo per un momento dagli stessi, vorrei dire che abbiamo molto apprezzato il fatto che lei abbia posto i temi che riguardano il Paese.Non si è trattato, come diceva l'onorevole Castelli, di una sfida tra lei ed il Partito democratico. Per essere chiari, non mi sono neanche iscritto al Partito dei Democratici di Sinistra, il PDS, figurarsi se ho qualche connessione sentimentale, come direbbe un grande comunista che si chiamava Antonio Gramsci, con il Partito democratico! È venuto a svolgere una funzione di normale dialettica parlamentare, in un Paese difficile.
Inoltre - sono passati un po' di mesi ed ormai ci si conosce ed io onestamente evito le risse - non ho apprezzato neanche che l'onorevole Prodi abbia detto che questa Assemblea è stata scrigno o arena.
E' vero - e prima ne abbiamo avuto un segnale evidente - che è stato un luogo anche di pugnace combattimento. Ma qui si sono fatte, caro Presidente del Consiglio, delle leggi: abbiamo lavorato attorno a molte leggi che il suo Governo ha mandato. Non abbiamo soltanto fatto risse. Dico questo perché il Paese che ci ascolta sappia che nella crisi della politica, di cui parlerò tra breve e nel tempo consentito, abbiamo cercato anche di anteporre quelle che abbiamo pensato fossero, ciascuno esprimendo la propria opinione, gli interessi generali del Paese.
Quindi, sono rimasto un po' perplesso - lo dico agli amici della Lega - dalla vicenda dei rifiuti in Campania che ha dato di noi un'immagine drammatica al mondo, ma sopratutto ha creato drammatici problemi ai cittadini campani, di quelli principalmente mi interesso. Ed io sono in profondo dissenso rispetto ai metodi usati.
Ma immaginate voi un cittadino inglese, francese o tedesco che magari, per puro caso, capti la televisione italiana o la sua stessa televisione nazionale riporti la dichiarazione dell'onorevole Bossi, umanamente simpatico, il quale ha sostenuto in Italia, non nel 1944, senatore Castelli, ma nell'anno di grazia 2008, che se non si va alle elezioni, si fa la rivoluzione e le armi si troveranno? (Commenti del senatore Divina). È un'immagine secondo voi dell'Italia all'estero che merita di essere sostenuta o doveva essere sancita anche in questo dibattito? (Applausi dai Gruppi RC-SE, PD-Ulivo, IU-Verdi-Com e SDSE). Forse mi sbaglio?
Si parla e si ascolta perché - l'onorevole Prodi non può saperlo questo - nel caso il problema qui dentro è lo scarso ascolto. (Ripetuti commenti del senatore Divina). Tanto, senatore di Divina, parlo lo stesso. Stia tranquillo!
PRESIDENTE. Senatore Divina, per favore, non interrompa!
CAPRILI (RC-SE) . Per 18 mesi ho ricoperto la carica di Vice Presidente del Senato. Non ho mai pensato di cacciare nessuno. Non deve essere cacciato, secondo me, neanche il senatore Divina. Deve però stare zitto ed ascoltare, come avviene in un consesso democratico normale e tra gentiluomini. (Applausi dal Gruppo RC-SE).
Signor Presidente del Consiglio, ho molto apprezzato che ci abbia parlato di emergenze: di una ha parlato ieri il Presidente della Repubblica, quando ha detto che stiamo vivendo un momento di acuta crisi e di incertezza politica; momento che va però al più presto superato, avviando un realistico confronto nella ricerca del necessario e possibile consenso su talune essenziali e ben delimitate proposte di riforma dell'ordinamento costituzionale.
Ci sono problemi che riguardano la crisi della politica, che è anche capacità di dare soluzione ai problemi della gente. Certo che c'è questa crisi, tant'è - e il Presidente del Consiglio ed il Governo ne sono buoni testimoni - che abbiamo chiesto ripetutamente che si intensificasse un processo di redistribuzione del reddito, come veniva definito anche da altri colleghi, in un Paese come questo. Abbiamo posto uno dei problemi emergenti della società italiana. Quindi, abbiamo apprezzato tale tentativo e la presenza di questo elemento nelle dichiarazioni dell'onorevole Prodi.
Vogliamo anche aggiungere, colleghi e Presidente, che dobbiamo prendere atto di una crisi della politica. Sbaglierebbe chi pensasse che essa riguarda solamente questa o quella parte. È una crisi della politica e dobbiamo approfondire anche le ragioni del perché siamo arrivati a questa specifica crisi di Governo. Non voglio dire, usando un'espressione un po' «pane e salame» che mi viene in mente, che il ventre molle di questo Governo è stata l'ala centrista, perché a questo punto le ripicche sono di poco conto. Dobbiamo invece interrogarci sul perché un processo che poteva essere riformatore è stato bloccato.
Non lo vedo qui tra noi, ma vorrei invitare l'onorevole Mastella ad una maggiore sobrietà. Dire che non si è più d'accordo è sempre possibile. Dalle mie parti, immagino anche dalle vostre, si dice che ferme stanno solo le fontane (quando poi non ci sono i terremoti, altrimenti si muovono anche quelle). È anche giusto che si citino i poeti, sono capaci di dare il senso di un momento. Sono molto felice che il senatore Mastella abbia utilizzato un famoso poeta comunista (si può usare l'aggettivo?) che si chiamava Pablo Neruda (non ha detto che era comunista, lo dico io pour cause ). Si può dire che non si è più d'accordo. Da quando? Da tre giorni fa, ma non si è più d'accordo. Per carità, è ammissibile. Ora però al Senato della Repubblica si chiede maggiore sobrietà: invece che citare un poeta poteva benissimo dire che non era d'accordo perché le iniziative sulla giustizia erano sbagliate (poi avrebbe però dovuto spiegare all'Italia che tali iniziative le aveva assunte lui come Ministro della giustizia). (Applausi dai Gruppi RC-SE, SDSE e del senatore Brutti Massimo) . Oppure dovrebbe spiegare come mai è stato attaccato - non so usare altra espressione - il senatore Cusumano, il quale eletto, udite udite, nel centro-sinistra, dice che voterà la fiducia. Ma , scusate, veramente siamo alla commedia degli equivoci?
In conclusione, signor Presidente, vorrei anche dire un'ultima cosa a quello che posso definire un mio collega ed amico, il senatore Baccini, il quale ha citato De Gasperi. Ci sono certe citazioni che vanno sempre bene, come quella di De Gasperi, forse un po' sincopata: “la politica è realizzazione”. Io sono stato per molti anni in un partito - poi me lo hanno cancellato - dove le citazioni si usavano: con Lenin si copriva tutto, o quasi.Sì, era triste, però anche negli altri partiti c'erano tristezze, magari diverse ma non so se meno pesanti. Un momento di tristezza, senatore Buccico, è ammesso.
Forse - e termino - quando il collega Baccini parlava di Governo istituzionale pensava invece - o se non ci pensava glielo consiglio - ad un'altra citazione di De Gasperi, il quale, proprio nel 1947, ha affermato: «Nella concezione fondamentale sono pienamente d'accordo con l'onorevole Nenni.» - ovviamente io e Baccini non siamo, né Nenni, né De Gasperi, perché francamente la sobrietà e la modestia vanno da sé - «Questo è un Governo» - dice De Gasperi - «di emergenza che ha per compito di provvedere alla soluzione dei problemi economici più urgenti…».«…di consolidare il regime repubblicano e di preparare il terreno per le riforme più importanti». Per il resto, fare le elezioni il più presto possibile e rendere arbitro il Paese della direttiva politica e economica dell'indomani dipende dalla buona volontà di tutti, caro senatore Baccini, perché l'impostazione per la battaglia di domani non ci rende impossibile la collaborazione efficace per risolvere il grande compito di oggi. (Applausi dai Gruppi RC-SE, PD-Ulivo, IU-Verdi-Com, SDSE, Aut e Misto-PS. Molte congratulazioni).
Rispondono sì i senatori:
Adduce, Adragna, Albonetti, Alfonzi, Allocca, Amati, Angius
Baio Dossi, Banti, Barbieri, Barbolini, Bassoli, Battaglia Giovanni, Bellini, Benvenuto, Bianco, Binetti, Bobba, Boccia Antonio, Boccia Maria Luisa, Bodini, Bonadonna, Bordon, Bosone, Brisca Menapace, Bruno, Brutti Massimo, Brutti Paolo, Bulgarelli
Cabras, Caforio, Calvi, Capelli, Caprili, Carloni, Casson, Ciampi, Colombo Emilio, Colombo Furio, Confalonieri, Cossiga, Cossutta, Cusumano
D'Ambrosio, D'Amico, Danieli, Del Roio, De Petris, De Simone, Di Lello Finuoli, Di Siena, Donati
Emprin Gilardini, Enriques
Fazio, Ferrante, Filippi, Finocchiaro, Follini, Fontana, Formisano, Franco Vittoria, Fuda
Gaggio Giuliani, Gagliardi, Galardi, Garraffa, Gasbarri, Giambrone, Giannini, Giaretta, Grassi
Iovene
Ladu, Larizza, Latorre, Legnini, Levi-Montalcini, Liotta, Livi Bacci, Lusi
Maccanico, Magistrelli, Magnolfi, Manzella, Manzione, Marcora, Marino, Martone, Massa, Mazzarello, Mele, Mercatali, Micheloni, Molinari, Mongiello, Montalbano, Montino, Morando, Morgando
Nardini, Negri, Nieddu
Palermi, Palermo, Palumbo, Papania, Pasetto, Pecoraro Scanio, Pegorer, Pellegatta, Perrin, Peterlini, Piglionica, Pignedoli, Pinzger, Pisa, Polito, Pollastri, Procacci
Rame, Randazzo, Ranieri, Ria, Ripamonti, Roilo, Ronchi, Rossa, Rossi Fernando, Rossi Paolo, Rubinato, Russo Spena
Salvi, Scalfaro, Scarpetti, Serafini, Silvestri, Sinisi, Sodano, Soliani
Tecce, Thaler Ausserhofer, Tibaldi, Tonini, Treu, Turano, Turco
Valpiana, Vano, Villecco Calipari, Villone, Vitali
Zanda, Zanone, Zavoli, Zuccherini.
Rispondono no i senatori:
Alberti Casellati, Allegrini, Amato, Antonione, Asciutti, Augello, Azzollini
Baccini, Balboni, Baldassarri, Baldini, Barba, Barbato, Barelli, Battaglia Antonio, Berselli, Bettamio, Bianconi, Biondi, Bonfrisco, Bornacin, Buccico, Burani Procaccini, Butti, Buttiglione
Calderoli, Camber, Cantoni, Carrara, Caruso, Casoli, Castelli, Centaro, Ciccanti, Cicolani, Colli, Collino, Comincioli, Coronella, Costa, Cursi, Curto, Cutrufo
D'Alì, Davico, De Angelis, De Gregorio, Dell'Utri, Delogu, Del Pennino, De Poli, Di Bartolomeo, Dini, Divella, Divina, D'Onofrio
Eufemi
Fantola, Fazzone, Ferrara, Firrarello, Fisichella, Fluttero, Forte, Franco Paolo, Fruscio
Gabana, Galli, Gentile, Ghedini, Ghigo, Girfatti, Giuliano, Gramazio, Grillo, Guzzanti
Iannuzzi, Izzo
Leoni, Libé, Lorusso, Losurdo, Lunardi
Maffioli, Malan, Malvano, Maninetti, Mannino, Mantica, Mantovano, Marconi, Marini Giulio, Martinat, Massidda, Mastella, Matteoli, Mauro, Menardi, Monacelli, Morra, Morselli, Mugnai
Nania, Naro, Nessa, Novi
Palma, Paravia, Pastore, Pera, Pianetta, Piccioni, Piccone, Pionati, Pirovano, Pisanu, Pistorio, Pittelli, Poli, Polledri, Pontone, Possa
Quagliariello
Ramponi, Rebuzzi, Rotondi, Ruggeri
Sacconi, Saia, Sanciu, Santini, Saporito, Saro, Scarabosio, Scarpa Bonazza Buora, Schifani, Scotti, Selva, Stanca, Stefani, Sterpa, Stiffoni, Storace, Stracquadanio, Strano
Taddei, Tofani, Tomassini, Totaro, Trematerra, Turigliatto
Valditara, Valentino, Vegas, Ventucci, Viceconte, Viespoli, Vizzini
Zanettin, Zanoletti, Ziccone.
Si astiene il senatore:
Scalera.
Invito i senatori segretari a procedere alla numerazione dei voti.
(I senatori segretari procedono alla numerazione dei voti).
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione nominale con appello sulla proposta di risoluzione n. 1, presentata dalla senatrice Finocchiaro e da altri senatori, sulla cui approvazione il Governo ha posto la questione di fiducia:
Senatori presenti |
319 |
Senatori votanti |
318 |
Maggioranza |
160 |
Favorevoli |
156 |
Contrari |
161 |
Astenuti |
1 |
Il Senato non approva.