HomeAgendaStampaInterrogazioni
INTERVENTO DEL 19 OTTOBRE 2006

Intervento di Salvatore Bonadonna.
Senatore eletto di Rifondazione Comunista, Vice Presidente della Commissione Finanze e Tesoro del senato PRC-SE e responsabile del Dipartimento Mezzogiorno di Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

SENATO DELLA REPUBBLICA 58a SEDUTA PUBBLICA

-Primo Intervento- La candidatura di Roma alle Olimpiadi del 2016 è maturata attraverso diverse fasi e non è quindi da intendere quale frutto di una scelta di parte in quanto rappresenterebbe un risultato positivo non solo per la capitale ma per tutto il Paese. Il ritorno a Roma delle Olimpiadi sarebbe altresì l'occasione per dare nuova centralità allo sport facendo prevalere i principi ad esso connessi di partecipazione, solidarietà e convivenza civile, piuttosto che gli interessi di tipo economico tesi alla costruzione di infrastrutture insostenibili sotto il profilo dell'impatto ambientale e di improbabile utilizzo successivo. In tal senso occorrerà indirizzare le scelte ad un rilancio complessivo della città ma anche ad una generalizzata crescita culturale, che possa fare da volano anche ad una più alta qualità dello sport.

- Secondo Intervento- Signor Presidente, noi voteremo a favore di questa mozione, che peraltro abbiamo sottoscritto.
Io davvero vorrei sottolineare due aspetti: per prima cosa, la mozione non è frutto né della coalizione dei volenterosi né di altri soggetti contro qualcuno, e sarebbe davvero risibile se la si interpretasse come frutto della coalizione del resto d'Italia contro la Padania : mi sembra una considerazione che non sta né il cielo né in terra. Né tantomeno si può parlare di una coalizione che allude a dialoghi o a confronti politici che non mi pare abbiano alcuna possibilità di essere confusi con la scelta, seria e matura, di candidare la capitale del Paese a ospitare le Olimpiadi.
Si tratta di una determinazione a cui si è pervenuti attraverso varie fasi che sono state illustrate dal collega senatore Bettini e che io penso debbano essere considerate come tappe di avvicinamento ad un processo che mi auguro possa portare a un risultato positivo per Roma e per il Paese.
Noi abbiamo una considerazione che vogliamo sottolineare e vorrei evitare che vi fossero delle strumentalizzazioni banali e politiche. Non sappiamo come saranno gli equilibri politici a Roma nel 2016, non si può proiettare sul 2016 la realtà politica di oggi, ma pensiamo invece che il ritorno a Roma delle Olimpiadi dopo 56 anni possa essere, e auspichiamo che sia, l'occasione anche per dare un segno possibile che le Olimpiadi, tornando nel vecchio continente, possano riabbeverarsi allo spirito delle fonti, quindi a qualcosa che abbia molto a che fare con lo sport, il confronto, la solidarietà, la partecipazione, la crescita culturale, lo scambio, e molto meno con quanto di gigantismo economico si è determinato nel corso degli ultimi anni. Se osserviamo che cosa sta succedendo a Pechino si può rimanere impressionati dalla grandiosità degli interventi, però contemporaneamente ci si interroga e si viene interrogati sulle conseguenze sul piano sociale, dell'equilibrio della città e del rapporto e del rispetto del territorio.
Da questo punto di vista penso che noi, nel sostenere la candidatura, come dobbiamo, con la coralità con cui abbiamo firmato la mozione che adesso andiamo a votare, sosteniamo una politica che guardi a queste Olimpiadi come una grande occasione.
Roma è già su un percorso virtuoso da questo punto di vista, ma c'è ancora molto da fare. Dobbiamo considerare il traguardo delle Olimpiadi come occasione di ricucitura del centro e delle periferie, di riequilibrio tra la città gentilizzata e quella che ancora vive ai margini. Dobbiamo considerare il traguardo delle Olimpiadi come occasione di una crescita sociale e non soltanto di una modernizzazione.
È chiaro che si svilupperanno tensioni e pressioni. Dobbiamo fare in modo che nella costruzione, nella realizzazione, nella dislocazione e nella scelta programmatica degli impianti e, quindi, nelle ricadute di assetto sul territorio sia permanentemente presente il rapporto tra lo sport e la società. Non è dato pensare ad una crescita di risultati sportivi e anche di elementi di eccellenza nello sport in una società che non cresca dal punto di vista della qualità della vita. Dobbiamo determinare una condizione in cui la crescita e lo sviluppo dello sport corrispondano ad una crescita della qualità della vita a Roma, nell' hinterland , nell'area metropolitana e nella Regione, come segno di un processo che investe e coinvolge tutto il Paese.
In secondo luogo, rivolgo una raccomandazione a coloro i quali saranno chiamati organizzativamente ed anche politicamente a gestire la preparazione delle Olimpiadi. Mi riferisco alla questione del rapporto tra lo sport e gli sponsor . Dovremo stare molto attenti affinché gli sponsor non prendano la mano allo sport. Dobbiamo avere presente questo elemento e dobbiamo considerare con preoccupazione la possibilità che le Olimpiadi si trasformino in una sorta di grande baraccone pubblicitario in cui gli atleti, lo sport e il confronto siano il pretesto e non l'elemento costitutivo e fondamentale dei Giochi olimpici. Dobbiamo evitare che le Olimpiadi siano il pretesto per le operazioni degli sponsor e dobbiamo tornare allo spirito originario di questi Giochi. Ciò significa evitare che festa, farina e forca (o anche panem et circenses ) siano un modo di rappresentare la società e quindi anche il rapporto tra società e potere.
Credo che le Olimpiadi a Roma possono costituire, da questo punto di vista, un'occasione ed un terreno utile affinché, a partire dalla cultura di questo Paese (mi auguro con la partecipazione culturale di tutte le forze che in Italia si sono sviluppate), tale traguardo rappresenti l'occasione per una festa dello sport, della partecipazione e della pace. È inutile negare che a tutto questo chiaramente corrisponde anche un beneficio per l'economia, ma bisogna evitare che tale apporto diventi preminente rispetto all'obiettivo sportivo. Vai alla Mozione

AttivitàEmailChi è