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INTERVENTO DEL 26 OTTOBRE 2006

Intervento di Salvatore Bonadonna.
Senatore eletto di Rifondazione Comunista, Vice Presidente della Commissione Finanze e Tesoro del senato PRC-SE e responsabile del Dipartimento Mezzogiorno di Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

SENATO DELLA REPUBBLICA 63a SEDUTA PUBBLICA

Primo intervento - E' apprezzabile la sensibilità politica del ministro Ferrero nel riferire in particolare in ordine alle modalità su cui il Governo intende muoversi, dopo la decadenza della decreto-legge n. 261, per rispondere alle esigenze abitative delle fasce deboli della popolazione. Si tratta infatti di riprendere la strada avviata e rilanciare, dopo molti anni di assenza di politiche per la casa, programmi per l'edilizia residenziale pubblica da parte dei Comuni, analoghi a quelli adottati nei maggiori Paesi europei. Anche in considerazione della scadenza di fine novembre per l'esecuzione degli sfratti, il provvedimento dovrà assumere la veste del decreto-legge e individuare, anche attraverso il dialogo con l'opposizione, un equilibrio fra la priorità di garantire il diritto alla casa alle famiglie disagiate e la tutela degli interessi dei proprietari, di cui peraltro si teneva ampiamente conto nel decreto-legge decaduto. Con riguardo a tale ultima vicenda, l'opposizione ha sfruttato legittimamente dal punto di vista politico la debolezza insita nel decreto-legge, che si presentava all'Aula con il parere contrario della Commissione bilancio su una norma, per problemi di copertura contraddittoriamente avvalorati dal rappresentante di uno dei Dicasteri presentatori del provvedimento.

Secondo intervento - Signor Presidente, credo sia stato un atto di grande sensibilità e lealtà da parte del Governo e del ministro Ferrero venire ieri pomeriggio in Aula a riprendere il filo del ragionamento nel merito di un provvedimento molto atteso e peraltro socialmente significativo che riguarda la tutela del diritto alla casa per una fascia debole della popolazione sottoposta allo sfratto. Si tratta di un provvedimento che, oltre ad intervenire nell'emergenza degli sfratti, per la prima volta, fin dal suo primo articolo, si pone l'obiettivo - sempre ribadito, ma mai concretizzato in un provvedimento - della garanzia del trasferimento da casa a casa.
Penso che tutti si siano resi conto che ieri in quest'Aula c'è stato un cortocircuito tra un dichiarato ed esplicito consenso alla finalità di assicurare una condizione di garanzia per la tipologia di famiglie sottoposte a sfratto, quelle particolarmente deboli, e la necessità dell'opposizione di cogliere l'occasione di segnalare la debolezza della maggioranza, possibilmente dando un colpo anche al Governo, obiettivo assolutamente legittimo conseguito attraverso la presentazione di una questione pregiudiziale, sollevata, alimentata e in qualche modo legittimata da un voto della Commissione bilancio, che per molti versi ha dell'incredibile.
Ho visto gli atti della Commissione e francamente è incredibile che il Sottosegretario al bilancio sia venuto a dire in quella sede che vi sono problemi di copertura di un provvedimento che è stato presentato dal Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro della solidarietà sociale e il Ministro delle infrastrutture. Poiché non è la prima volta che in Commissione bilancio si propongono correzioni o si fanno dichiarazioni dello stesso tipo da parte del Ministero, mi chiedo se ci troviamo di fronte ad una sorta di coazione a reiterare provvedimenti, che vengono presentati quasi con l'obiettivo di essere affondati.
Voglio dire che la Commissione bilancio ha alzato una palla talmente bella che l'opposizione avrebbe fatto un errore gravissimo a non coglierla e a non schiacciarla contro il Governo. Non è però di questo argomento che voglio parlare adesso, ma del fatto che abbiamo il dovere, entro il 29 novembre, di assicurare a queste famiglie una condizione di garanzia, perché sulla questione dell'abitazione e del diritto all'abitare convergiamo tutti. Ho ascoltato tutti gli interventi svolti nella mattinata e anche ieri sera che hanno affrontato questo aspetto. Non c'è dubbio che il decreto che ieri è decaduto aveva il pregio di avviare un piano per l'edilizia residenziale pubblica, un piano per la casa.
Ieri il senatore Andreotti ricordava come la politica della casa, a partire dal piano Fanfani, sia stata una delle costanti, cioè lo Stato si è preoccupato di garantire alle fasce più deboli, ai lavoratori, ai cittadini in condizioni di indigenza, il diritto alla casa, il diritto costituzionale all'abitazione. Voglio ricordare che c'era alla base di questo anche uno strumento, che è stato poi cancellato un po' più di dieci anni fa: mi riferisco alla GESCAL, ovvero uno strumento finanziario che aveva anche una funzione per certi versi redistributiva e solidaristica, che finanziava i piani di edilizia residenziale pubblica, la gestione per le case ai lavoratori.
Con la privatizzazione degli enti previdenziali, la GESCAL è stata sciolta, i suoi fondi sono stati distribuiti alle Regioni.

Presidente- Presidente- Mi scusi, senatore Bonadonna, mi consenta; pregherei i colleghi di prendere posto perché è difficile per il senatore Bonadonna intervenire, c'è un brusìo inaccettabile. (Brusìo) . Colleghi senatori, pregherei di abbassare il tono della voce, altrimenti è impossibile parlare in questo contesto. (Brusìo). Non ci siamo capiti, forse. Senatore Bordon, la prego, prenda posto. Invito i colleghi a sgombrare l'emiciclo; per favore, senatore Martone, sottosegretario Vernetti.Ristabiliamo un po' d'ordine, capisco che i colleghi stanno entrando, ma possibilmente lasciamo l'emiciclo libero e abbassiamo il tono della voce per consentire a tutti di ascoltare e di parlare. Senatore Cabras, per cortesia, cerchiamo di recuperare un po' di ordine.Prego, senatore Bonadonna, e mi scusi.


Terzo intervento -
Grazie, Presidente. Evidentemente, non essendoci la tensione verso uno scontro squisitamente politico e politicista, l'attenzione dell'Assemblea cala.
Dicevo, improvvidamente è stata cancellata la GESCAL e nel 1992 sono stati sostanzialmente distribuiti i suoi fondi alle Regioni.
Il fatto è che questo Paese, oltre ad avere il 4 per cento di edilizia residenziale pubblica contro il 16 per cento della media europea (come ricordava anche ieri il Ministro), si trova da ben quindici anni a non avere alcun finanziamento per l'edilizia residenziale pubblica. Questo rappresenta un elemento gravissimo su cui bisogna intervenire.
Nell'esposizione fatta ieri dal ministro Ferrero si propone un percorso: il Governo sta studiando la possibilità di produrre un nuovo decreto, cosa che ritengo e che riteniamo assolutamente possibile perché la questione ha i requisiti dell'urgenza, tanto più che il Ministro ha dichiarato che già ieri il Governo era pronto a ritirare il comma 7 dell'articolo 1, quello tanto contestato; quindi lo strumento del decreto a nostro avviso può essere utilizzato e, se ho capito bene, grazie alla sensibilità dimostrata anche da interventi che sono venuti ieri dall'opposizione (mi riferisco in modo particolare all'intervento del presidente Matteoli), anche con una corsia preferenziale accelerata che produca un intervento fattivo entro il 29 novembre, in modo da garantire... (Il microfono si disattiva automaticamente) .

Presidente- Senatore Bonadonna, concluda, prego.

Quarto intervento - Ho concluso, Presidente. L'importante è che tutti noi abbiamo la consapevolezza che c'è una priorità: il diritto alla casa per i cittadini; poi c'è pure la difesa degli interessi delle società immobiliari, ma mi permetto di dire che non solo queste vengono dopo, ma che anche in questo decreto sarebbero state abbondantemente ristorate dagli sgravi fiscali contemplati per coloro i quali avessero continuato a mantenere l'inquilino, il conduttore dell'alloggio, così come all'articolo 2 del decreto decaduto era previsto.

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